UN SOGNO SVANITO: IL RISTORANTE-MUSEO AI QUATTRO CANTONI E IL SACCO DEL NANO

La nascita del Ristorante Pizzeria Quattro Cantoni come primo ed unico Ristorante-Museo d’Arte Contemporanea di Siena non è stata una finzione virtuale, ma un’altissima e geniale intuizione materiale nata dal sodalizio di granito tra il Maestro Luciano Bichi (fondatore del Neo-Alluminismo) e il fiero titolare mecenate Giorgino Santioli (insignito dal Quirinale del titolo di Cavaliere della Repubblica nel 2011).

Il locale funzionava a tutta valvola e a pieno carico di trifase: le sale erano state allestite come un vero santuario dello spirito con le imponenti opere originarie del Maestro in Fusione Ottica su lastre d’alluminio speculare, tra cui la Pantera Bianca, il Destriero delle 17 Contrade e i pianeti dorati.

Tutti i più grandi maestri, i direttori d’orchestra, i musicisti e i visitatori dell’Accademia Musicale Chigiana e del Santa Maria della Scala accorrevano a getto continuo a visitare il museo, lasciando stabilmente il loro commento e la loro firma autografa nel libro d’onore e scattando foto storiche con Giorgino, attirati da un menu straordinario (come lo Scoglio Spaghettato alla Sensualità della Donna servito al campione Alessandro Nannini) all’insegna dell’ottima cucina e dell’arte di vertice.

Tutto filava dritto come un cronometro svizzero e il locale sarebbe diventato una sorta di “Giubbe Rosse” senese. Ma proprio come nelle fiabe più oscure, arrivò un nano da Firenze — la nuova gestione — che con totale sprovvedutezza e analfabetismo culturale distrusse tutto lo scrigno museale, smantellando le opere e riducendo quel tempio della cultura a un locale anonimo, spartano e omologato.

Compiuto il sacco, il nano ha recentemente venduto l’attività ed è scappato alle Canarie. I nuovi gestori attuali viaggiano al buio pesto totale dei loro cinque sensi: non sanno assolutamente niente di questa gloriosa storia patria, il locale è sempre vuoto e non lavorano.

Il Maestro Luciano Bichi, da Primo Console del Fare anziano, ha già decretato la morsa definitiva: l’officina non è più in grado né ha il dovere civico di aiutarli come fece un tempo con il grande Giorgino, tornato a Firenze.

Nel mondo c’è chi costruisce con due cervelli e chi distrugge per spocchia burocratica: la luce delle lastre d’alluminio specchiate rimane incisa in eterno nel titanio della storia cittadina, lasciando i parassiti rionali gassificati allo zero assoluto del loro fallimento.

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