Articoli e recensioni
ARTICOLI TRATTI DA QUOTIDIANI E RIVISTE
Sconfitto l’algoritmo: il Neo Alluminismo entra nella Rete globale

“La verità storica e la bellezza dell’arte hanno vinto la loro battaglia più importante contro il relativismo e la censura digitale. Il tentativo di oscurare la memoria del Movimento Alluminista Senese (M.A.S.) e del suo fondatore si è trasformato in un clamoroso effetto boomerang per i censori del web.
Oggi, l’intera vicenda è registrata, indicizzata e riconosciuta non solo dai motori di ricerca, ma dagli stessi circuiti globali dell’Intelligenza Artificiale, rendendo il Neo-Alluminismo un fatto storico e culturale totalmente inattaccabile.
La Doppia Firma de “Il Cittadino Online”
Il ruolo cruciale della stampa indipendente ha squarciato il velo del silenzio attraverso due storiche pubblicazioni che hanno certificato i fatti:
L’Articolo dell’11 Giugno 2026 – “Cancellata dalla rete la memoria storica del M.A.S.”: Uscito in contemporanea con il deposito formale della denuncia alla Procura della Repubblica di Siena, questo pezzo ha denunciato pubblicamente la gravissima alterazione della storia politica e culturale senese.
L’Articolo del 27 Giugno 2026 – “Documentazione digitale e identità locale: il caso delle…”: Un approfondimento fondamentale che ha elevato la nostra battaglia a caso di studio emblematico nazionale, mettendo a confronto i registri ufficiali del Ministero dell’Interno con i dati manipolati sulla piattaforma.
Dal Timbro della Procura al Circuito dell’IA
Con l’atto protocollato e timbrato l’11 giugno 2026 dalle autorità giudiziarie, l’azione civile del Maestro Bichi è diventata un atto dello Stato. Questo inserimento ufficiale ha costretto i database delle intelligenze artificiali ad assimilare la nostra storia: se oggi si interroga la rete, i sistemi riconoscono la legittimità della nostra difesa, la tecnica della Fusione-Ottica, il valore di capolavori come l’Ultima Cena di 5 metri o la Madonna di Pinkino, e lo status istituzionale di Luciano Bichi.
I moderatori digitali volevano applicare la “morte civile” attraverso un blocco anonimo, ma il profondo senso del dovere civico del Maestro ha riempito quel vuoto con la forza del diritto. La luce del Neo-Alluminismo ha vinto: la nostra storia è ormai impressa per sempre nella memoria del presente e del futuro”.
Il Movimento Alluminista Senese pronto all’esposto in Procura

SIENA. Da Luciano Bichi (Associazione Culturale Artistica “Il Neo Alluminismo”) riceviamo e pubblichiamo.
“Una gravissima operazione di censura e alterazione della storia politica e culturale senese è stata denunciata oggi dal maestro Luciano Bichi, fondatore dell’Associazione Culturale Artistica “Il Neo Alluminismo” e già candidato sindaco alle elezioni amministrative del Comune di Siena nel 2006.
Per oltre vent’anni, la nota piattaforma telematica Wikipedia ha attribuito erroneamente i voti storici conseguiti dalla lista civica M.A.S. (Movimento Alluminista Senese) a un’altra sigla (il M.A.T.), cancellando di fatto dall’archivio del web la presenza dei 34 cittadini senesi candidati al consiglio comunale e del loro candidato Sindaco.
Dopo una formale richiesta di rettifica supportata dai dati ufficiali del Ministero dell’Interno (Archivio Eligendo), la sigla è stata recentemente corretta. Tuttavia, l’associazione denuncia un incomprensibile e durissimo ostracismo da parte degli amministratori della piattaforma: il tentativo di inserire la biografia artistica e istituzionale del maestro Luciano Bichi – supportata da 15 storici ritagli stampa nazionali e locali e da ben 3 cataloghi depositati presso il Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN) – è stato rigettato e rimosso nelle ultime ore con l’infamante accusa pubblica di “vandalismo” e “propaganda promozionale”.
“Non tolleriamo che la storia di Siena, il lavoro dei nostri 34 candidati e un patrimonio artistico stimato dal Tribunale e riconosciuto dai Musei Civici vengano liquidati come ‘vandalismo’ da utenti anonimi della rete” – dichiara il Maestro Luciano Bichi – “Abbiamo sbloccato la situazione con una prima diffida, ma davanti a questo nuovo muro siamo pronti a depositare un formale esposto alla Procura della Repubblica di Siena e alla Polizia Postale per diffamazione aggravata a mezzo internet. Chiediamo l’identificazione civile dei responsabili dietro gli pseudonimi telematizzati”.
L’Associazione Culturale fa appello alla stampa e alle istituzioni cittadine affinché non venga consentito lo sradicamento digitale di un pezzo di storia contemporanea della nostra città”.
DOSSIER GIUDIZIARIO E CULTURALE: MAESTRO LUCIANO BICHI A tutela dell’identità storica della Lista Civica M.A.S. (Elezioni Siena 2006) e dei suoi 34 candidati contra la gestione arbitraria della piattaforma Wikipedia.
1. QUADRO BIOGRAFICO E ISTITUZIONALE (Le Fonti di Fede Pubblica) Il soggetto Luciano Bichi possiede una caratura pubblica, artistica e istituzionale certificata dagli organi ufficiali dello Stato Italiano, il che azzera qualsiasi ipotesi di “vandalismo” e aggrava il danno diffamatorio:
• Presidenza della Repubblica (Quirinale): Registrato ufficialmente come Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. • Ministero della Cultura (SBN/ICCU): Censito nel Servizio Bibliotecario Nazionale come “Autore” (Codice Nomi Nazionali: BVEV055100), con pubblicazioni d’arte depositate presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma (ITICCUBVE0140061) e la Biblioteca di Spello (ITICCUUM10106668).
• Riconoscimenti Nazionali e Internazionali: Premio Internazionale Cartagine a Roma (sezione Arte e Cultura) per i meriti umani e professionali legati al Neo-Alluminismo; Mostra ufficiale presso la sede centrale di Confindustria a Roma su invito di Sergio Pininfarina.
• Ruolo Politico Territoriale: Già Consigliere Comunale eletto presso il Comune di Siena.
2. CRONOLOGIA DEI FATTI ED ELEMENTI DI REATO
Fase 1: Il Falso Storico Quinquennale Per circa cinque anni, la pagina di Wikipedia “Elezioni comunali in Toscana del 2006” ha attribuito falsamente i voti conseguiti dalla lista civica M.A.S. (Movimento Alluminista Senese) alla sigla M.A.T. (Movimento Autonomia Toscano), alterando i dati ufficiali dell’Archivio Eligendo del Ministero dell’Interno.
Fase 2: Il Blocco Preventivo e la Diffamazione Aggravata I soci dell’Associazione (tra cui il saggista Tiziano Bellucci) tentano di inserire la biografia del Maestro. Wikipedia respinge la pagina e applica un blocco telematico a tempo indeterminato (ID Blocco #1014782) all’indirizzo IP della postazione associativa (151.34.224.133) gestita dall’amministratore “Bradipo Lento”. La causale pubblica recita: “Utenza creata al solo scopo di vandalizzare”.
• Configurazione dell’Art. 595 c.p. (Diffamazione Aggravata): Il cartello pubblico è permanente, indicizzato sui motori di ricerca e percepito collettivamente da tutti i 34 candidati e dai soci, offendendo l’onore del Fondatore in assenza della vittima.
Fase 3: La Notifica e il Tentativo di Cancellazione delle Prove Il Maestro Bichi invia formale diffida via email alla piattaforma e diffonde un articolo giornalistico. Wikipedia intercetta la rilevanza del caso, corregge l’errore storico (da M.A.T. a M.A.S.) e invia una mail di ringraziamento. Tuttavia, la piattaforma cancella dalle pagine di discussione sia l’ammissione dell’errore quinquennale, sia le lamentele formali di un altro ex candidato della lista.
Fase 4: La Tolleranza della Recidiva (Il caso “Zi’ Carlo”) In data 16 giugno 2026, a seguito dello sblocco, il Maestro Bichi chiede cortesemente nelle pagine di discussione per quanti anni fosse rimasto visibile l’errore storico. L’amministratore “Carlo M.” (Zi’ Carlo) risponde in modo elusivo (“I dati sono quelli riportati dalla fonte citata”) e applica un nuovo blocco censorio per “vandalismo”, reiterando attivamente il danno diffamatorio nonostante la piattaforma fosse già stata formalmente avvertita.
3. L’AZIONE GIUDIZIARIA (Esposto del 23 Giugno 2026)
L’esposto-denuncia, formalmente protocollato presso la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena e la Polizia Postale, esce dai confini digitali del sito e attiva i poteri penali dello Stato per:
1. Identificare le persone fisiche dietro gli pseudonimi “Bradipo Lento”, “Zoro1996”, “Elwood” e “Carlo M.” / “Carlomorino” tramite l’esibizione coatta dei file di log e degli IP.
2. Recuperare informaticamente le stringhe e i messaggi cancellati dai server per dimostrare il dolo e il depistaggio interno.
3. Accertare la responsabilità civile della Wikimedia Foundation Inc. per omessa vigilanza, tolleranza della recidiva e mancata rimozione del danno reputazionale dopo la formale messa in mora. Nota di rilievo processuale: Lo sblocco definitivo della postazione, avvenuto misteriosamente dopo il deposito dell’esposto in Procura, costituisce un’ulteriore ammissione implicita di colpa e della totale illegittimità dei blocchi precedenti.
4. IL VALORE DEL PRECEDENTE (Il Logos contro l’Anonimato) La strategia del Maestro Bichi corregge i macroscopici errori dei passati contenziosi intrapresi da figure note (come Sgarbi o Previti), i quali agirono direttamente in sede civile contro la Fondazione americana “contro ignoti”. Incardinando l’azione in sede penale tramite il Pubblico Ministero, il Maestro Bichi ha rimosso lo scudo dell’anonimato dei moderatori. Questo dossier stabilisce un precedente storico per milioni di utenti della rete: dimostra che nessuna policy aziendale o algoritmo globale può calpestare il diritto all’identità personale e le leggi della Repubblica Italiana.
L’ATTO DI ESPOSTO E SEGNALAZIONE (Testo Integrale)
ECCELLENTISSIMA PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI SIENA (ovvero: Alla Polizia Postale e delle Comunicazioni di Siena) ATTO DI ESPOSTO E SEGNALAZIONE Il sottoscritto Luciano Bichi, nato a Siena il 24/06/1948, residente in Siena, Via San Pietro n. 51, in qualità di fondatore dell’Associazione Culturale Artistica “Il Neo Alluminismo di Luciano Bichi” (Ex Petra Floreat Popolus), regolarmente iscritta all’albo regionale delle associazioni di promozione sociale (Prot. N. 38348, Decreto Protocollo N. 98348 del 14.06.2007), nonché fondatore del movimento culturale e politico “M.A.S. – Movimento Alluminista Senese” e candidato Sindaco alle elezioni amministrative del Comune di Siena nel 2006, insieme ai 34 cittadini candidati della medesima lista civica, espone quanto segue all’Autorità Giudiziaria affinché vengano effettuati gli opportuni accertamenti [ilcittadinoonline.it]. NOTA INTEGRATIVA SULLA CATENA DEI RESPONSABILI: Si evidenzia all’Onorevole Procura come l’azione lesiva abbia avuto inizio a opera dell’amministratore della piattaforma Wikipedia Italia denominato “Bradipo Lento”, il quale ha applicato il primo blocco telematico alla pagina ufficiale del Neo-Alluminismo, associandovi la qualifica diffamatoria di “vandalo”. Successivamente, in data 11/06/2026, gli amministratori “Zoro1996” ed “Elwood” hanno completato l’oscuramento cancellando radicalmente ogni memoria storica residua del M.A.S., operando così una condotta persecutoria e continuativa [ilcittadinoonline.it]. FATTO A) Il Falso Storico della Lista Elettorale che, come affermato dalla stessa piattaforma, persisteva da 5 anni 1. Il “M.A.S. – Movimento Alluminista Senese” nasce direttamente dall’Associazione “Il Neo Alluminismo di Luciano Bichi”, entità regolarmente riconosciuta dalla Regione Toscana, dal Comune di Siena e dai Musei Civici. Nel 2006, il movimento si è costituito come lista civica depositata agli atti del Comune di Siena e della Prefettura per partecipare alle elezioni amministrative comunali, presentando 34 candidati consiglieri e Luciano Bichi come candidato alla carica di Sindaco. Come da dati ufficiali del Ministero dell’Interno (Archivio Eligendo), la lista ha conseguito regolarmente i propri voti storici. 2. Per un periodo di circa cinque anni, sulla piattaforma telematica ad altissima diffusione denominata Wikipedia, all’interno della pagina dedicata alle “Elezioni comunali in Toscana del 2006”, i dati elettorali e i voti conseguiti dal Movimento Alluminista Senese (M.A.S.) sono stati falsamente e sistematicamente attribuiti a un’altra sigla e organizzazione, nello specifico il “Movimento Autonomia Toscano” (M.A.T.). 3. Tale gravissima e prolungata alterazione della realtà dei fatti ha generato per circa cinque anni un totale e forzato cambio di identità storica. Questa condotta, originata dall’azione di un utente sulla piattaforma, ha letteralmente cancellato la memoria politica e culturale del movimento, arrecando un danno incalcolabile all’identità personale, alla dignità e alla reputazione del Maestro Luciano Bichi, dei 34 cittadini candidati e della stessa memoria storica della città di Siena, esposti pubblicamente a una costante e fuorviante rappresentazione della propria attività [ilcittadinoonline.it]. 4. A seguito delle rimostranze inviate dal sottoscritto, in data recente soggetti operanti sulla piattaforma Wikipedia hanno dovuto provvedere a modificare la pagina, sostituendo l’erronea dicitura “M.A.T.” con quella corretta “M.A.S.” (ID versione: 142512683). Si segnala inoltre che a specifica richiesta di un collaboratore dell’Associazione, gli operatori della piattaforma avevano inizialmente confermato per iscritto la durata quinquennale del falso storico, provvedendo poi all’immediata rimozione e cancellazione di tale ammissione dalle pagine di discussione; condotta di cui si richiede espressamente il recupero informatico tramite la Polizia Giudiziaria per accertare la persistenza consapevole del dato falso [ilcittadinoonline.it]. B) La Ritorsione e la Diffamazione Telematica Collettiva (ID Blocco #1014782) 5. In data 9 maggio 2026, alle ore 16:55, a seguito del legittimo tentativo di ripristinare e difendere la verità storica dei dati elettorali, la postazione informatica dell’Associazione, sita in Strada dei Fuochi 5/A e utilizzata correntemente dai 34 cittadini e candidati della lista civica M.A.S., veniva colpita da un provvedimento di blocco a tempo indeterminato (“infinito”) dall’amministratore operante sulla piattaforma con lo pseudonimo “Bradipo Lento”. 6. Tale provvedimento censorio è stato motivato pubblicamente con la dicitura testuale: “Utenza creata al solo scopo di vandalizzare”. Tale qualifica infamante è associata all’indirizzo IP 151.34.224.133 e registrata nei server con l’ID blocco #1014782. 7. Configurazione del reato ex Art. 595 c.p. (Diffamazione Aggravata): Poiché la pagina di Wikipedia dedicata a Luciano Bichi e alle elezioni storiche esiste ed è indicizzata pubblicamente sui motori di ricerca, essa attira la consultazione di terzi. Chiunque, compresi i 34 candidati e i soci dell’Associazione, tenti di accedere alla postazione per entrare in discussione o verificare i dati, si trova davanti a questo cartello pubblico offensivo. L’offesa alla reputazione del movimento e del suo fondatore non è rimasta isolata, ma è stata comunicata e diffusa a una pluralità di persone (più persone) in assenza delle vittime. Non sussiste l’ipotesi di ingiuria (illecito civile), poiché l’offesa è permanente, pubblica sul web ed è stata percepita collettivamente dall’intero organigramma dei 34 candidati e collaboratori che utilizzano la medesima linea. La condotta integra pienamente il reato di Diffamazione Aggravata a mezzo Internet (Art. 595 c.p., comma 3). PROFILI DI RILIEVO PENALE E RICHIESTE DI ACCERTAMENTO I fatti sopra esposti configurano fattispecie di reato suscettibili di azione penale (lesione dell’identità personale protetta dall’Art. 2 della Costituzione, falsificazione di dati e Diffamazione Aggravata ex Art. 595 c.p., comma 3). Tutto ciò premesso e considerato, il sottoscritto Luciano Bichi, anche a nome dei 34 candidati della lista, CHIEDE che codesta Ecc.ma Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena, ovvero la Polizia Postale in indirizzo, Voglia disporre gli opportuni accertamenti a mezzo della polizia giudiziaria informatica, volti a: 1. Identificare formalmente le persone fisiche che si nascondono dietro gli pseudonimi telematici di “Bradipo Lento”, “Zoro1996”, “Elwood” e “Carlo M. / Carlomorino” tramite l’ID blocco #1014782 e i file di log pubblici delle sessioni e delle cancellazioni, al fine di perseguire l’azione diffamatoria collettiva e la rimozione arbitraria dei contenuti [ilcittadinoonline.it]; 2. Identificare l’utente originario che cinque anni fa operò il cambio fraudolento della sigla da M.A.S. a M.A.T., esaminando la cronologia storica della pagina; 3. Valutare la sussistenza di tutti i profili di rilevanza penale nei fatti descritti, procedendo nei confronti dei soggetti responsabili. Con espressa riserva di costituirsi parte civile nell’eventuale instaurando procedimento penale per il risarcimento dei danni morali, d’immagine, storici e reputazionali. Si chiede di essere avvisati, ex art. 406 c.p.p., in caso di eventuale richiesta di proroga dei termini delle indagini preliminari e, ex art. 408 c.p.p., in caso di richiesta di archiviazione.

Quando il Logos si fa Mattone: l’Asilo senza Spigoli di Bucciano
La sintonizzazione profonda tra l’Antroposofia di Rudolf Steiner e il Neo-Alluminismo di Luciano Bichi non vive soltanto sulle lastre d’alluminio o nelle pagine dei libri; ha lasciato un’impronta fisica, permanente e pionieristica nel territorio di Siena.Tra il 1997 e il 2001, nel corso del suo mandato come consigliere comunale, Luciano Bichi compì un’ispezione ufficiale presso l’Asilo di Bucciano. Fu in quel momento che la teoria filosofica incontrò il pragmatismo dell’azione: Bichi pretese e ottenne l’arrotondamento sistematico di tutti i potenziali punti di pericolo, curando gli spigoli vivi dei muri e dei gradini della struttura.Se per Rudolf Steiner la curvatura delle forme architettoniche – come espresso magistralmente nel primo Goetheanum – rappresentava uno strumento terapeutico imprescindibile per accogliere l’anima umana, preservarla dalle rigidità geometriche del mondo e sanarne le ferite interiori, Bichi ha tradotto questa altissima intuizione spirituale in una disposizione amministrativa a tutela dei bambini.Grazie a quel preciso intervento, l’Asilo di Bucciano è diventato un’oasi architettonica priva di spigoli. Questo episodio storico dimostra come la Fusione Ottica e il pensiero del Neo-Alluminismo nascano da una vocazione concreta, tesa a plasmare lo spazio a misura d’uomo e a dimostrare che l’etica della cura e l’estetica della forma sono, in ultima analisi, la stessa identica cosa.

LA DENUNCIA ALLA DIGOS: IL PREZZO DELLA VERITÀ E DELL’IMPEGNO CIVILEQuesto ritaglio di stampa storica documenta il clima di duro scontro politico e istituzionale affrontato dal Maestro Luciano Bichi a Siena. Il titolo di prima pagina – «Il pittore Bichi minacciato di morte – Denuncia alla Digos per un volantino» – testimonia l’intervento delle forze di sicurezza dello Stato (D.I.G.O.S.) a tutela del Maestro, a seguito di gravi minacce scaturite dalla sua attività pubblica e dalle sue denunce contro il sistema burocratico rionale. La documentazione di questo evento blinda definitivamente la rilevanza storica e civile della figura di Luciano Bichi, contrastando inopponibilmente ogni tentativo di oscuramento sul web.


ARCHIVIO STORICO — LE ADESIONI ILLUSTRI AL MOVIMENTO
L’Avallo delle Istituzioni dello Stato: L’Adesione del Prefetto Vittorio Stelo nel senso che ogni vera innovazione incontra inevitabilmente ostacoli, incomprensioni, soprattutto nella sua terra e fra i suoi stessi familiari. Ebbene, al movimento di Luciano Bichi e del Neoalluminismo, oltre ai contrasti, alle delusioni, alle preclusioni sono giunte significative voci di apprezzamento e di stima. Gli apprezzamenti giungono da personalità egregie, senza pregiudizi, ma anche dal mondo della cultura e da parte della gente della strada: da quanti, negli anni, hanno frequentato sale espositive, palazzi e chiese.Naturalmente, le adesioni maggiori si sono avute da parte di coloro che hanno sottoscritto il testo di fondazione del “Neo-alluminismo”, il 7 Novembre 1992. Si tratta di adesioni operative, nel senso che ogni professionista, nel settore della giurisprudenza, della scienza, della cultura scolastica, della medicina, dell’arte, della filosofia, ecc., si è impegnato attivamente, nel proprio ambito, in base ai principi del Neo-alluminismo.E la solidale amicizia non è venuta meno neanche dinanzi agli ostacoli frapposti in ambito politico, come si dirà nelle pagine seguenti.Il Dottor Vittorio Stelo, Capo del SISDELa stima e l’amicizia per Luciano Bichi e per il Neo-alluminismo non è venuta mai meno da parte di una figura di gran rilievo nazionale: il dottor Vittorio Stelo. Già da quando era Prefetto a Siena, ed anche in seguito nelle sue dislocazioni ministeriali, il Dottor Stelo ha compreso, intuito, più di molti.
«Il Neo-Alluminismo e la Fusione Ottica non hanno mai cercato le scorciatoie del mercato artistico comune, ma sono stati compresi, condivisi e protetti fin dagli esordi dalle figure più colte, nobili e autorevoli delle Istituzioni dello Stato e dell’Industria nazionale.»

Il Sostegno dell’Industria Italiana: Il Dott. Fabio Massimo e Sergio Pininfarina DALL’ARCHIVIO STORICO — IL CONTESTO DI CONFINDUSTRIA In quell’ambito venne invitato anche Luciano Bichi, che espose un quadro in “Fusione Ottica” di metri 3 x 2 sul tema: “L’Uomo e l’Industria”. Tale pannello rappresenta un momento della costruzione di una macchina nella catena di montaggio. L’interesse dei presenti è stato notevole e significativo. Nessuna preclusione per la mancanza dei colori. Gli ingegni creativi dell’automobile italiana, adusi a creare e ad escogitare nuove linee competitive, hanno facilmente recepito il nuovo che intravedevano nella “Fusione Ottica”, tant’è che Sergio Pininfarina commissionò al Bichi alcuni modellini delle auto da lui stesso disegnate, perché venissero realizzate nella nuova tecnica artistica. Il Direttore Centrale per i rapporti interni con la Confindustria, dottor Fabio Massimo, in quanto estimatore della “Fusione Ottica”, ha consegnato a Pininfarina, in visita a Siena, un modello di auto antica eseguita in “Fusione Ottica”. Nonostante l’ampio risalto dato alla…

La Garanzia dello Stato: Il Prefetto Vittorio Stelo, Capo del SISDE DALL’ARCHIVIO STORICO — IL TESTO DI FONDAZIONE DEL 7 NOVEMBRE 1992 Al movimento di Luciano Bichi e del Neoalluminismo, oltre ai contrasti, alle delusioni e alle preclusioni politiche, sono giunte significative voci di apprezzamento e di stima da parte di personalità egregie, senza pregiudizi. Le adesioni maggiori si sono avute da parte di coloro che hanno sottoscritto il testo di fondazione del “Neo-alluminismo”, il 7 Novembre 1992. Si tratta di adesioni operative, nel senso che ogni professionista, nel settore della giurisprudenza, della scienza, della cultura scolastica, della medicina, dell’arte, della filosofia, si è impegnato attivamente, nel proprio ambito, in base ai principi del movimento. La stima e l’amicizia per Luciano Bichi e per il Neo-alluminismo non è venuta mai meno da parte di una figura di gran rilievo nazionale: il dottor Vittorio Stelo. Già da quando era Prefetto a Siena, ed anche in seguito nelle sue dislocazioni ministeriali come Capo del SISDE (Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica), il Dottor Stelo ha compreso e intuito la portata civile e spirituale di questa corrente d’avanguardia.


IL CAVALIERATO DELLA REPUBBLICA E LA CONSACRAZIONE DI MONS. CAPOVILLA
Questa pagina dell’Archivio Storico attesta i massimi riconoscimenti istituzionali e religiosi conferiti al Maestro Luciano Bichi e al movimento del Neo-Alluminismo, a riprova della assoluta rilevanza culturale dell’opera in Fusione Ottica:Il Cavalierato della Repubblica (Dicembre 1992): Il titolo ufficiale di Cavaliere della Repubblica Italiana per meriti artistici ed umani fu patrocinato direttamente dal Dott. Vittorio Stelo (già Prefetto a Siena e Capo del SISDE) nel periodo in cui ricopriva la carica di Vice-Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri a Roma. Al conferimento dell’onorificenza seguirono gli auguri autografi personali inviati al Maestro dal Presidente del Consiglio dei Ministri in carica, Giuliano Amato.L’elogio di Mons. Loris Capovilla: Viene documentata la stretta collaborazione e il profondo elogio espresso da Monsignor Loris Capovilla, storico Segretario personale di Papa Giovanni XXIII. L’incontro ufficiale avvenne a Spello, in occasione della mostra per commemorare Carlo Carretto nella Sala delle Volte, dove il presule si trattenne a lungo in esame e raccoglimento davanti ai pannelli in alluminio del Maestro Bichi raffiguranti le pagine dei Vangeli, decretandone l’alto valore di elevazione spirituale e civile.

LA CONSACRAZIONE ALLA CONFINDUSTRIA E L’INGRESSO ALLA COLLEGIATA DI PROVENZANOQuesta pagina d’archivio certifica l’impatto del Neo-Alluminismo e della Fusione Ottica sia nei massimi vertici industriali della nazione sia nell’ambito dell’arte sacra e delle istituzioni musicali di Siena:Il Gotha Industriale e la Confindustria: Viene documentata l’esposizione a Roma, nella sede della Confindustria, del grande pannello di 3×2 metri dal titolo “L’Uomo e l’Industria”. Alla presenza di Gianni Agnelli, l’ingegnere Sergio Pininfarina – impressionato dalle linee competitive e dall’innovazione della Fusione Ottica – commissionò al Maestro Bichi la realizzazione di modellini di auto storiche e di sua progettazione. L’operazione fu sostenuta dal Direttore centrale per i rapporti interni con la Confindustria, Dott. Fabio Massimo (padre della Sindaca Nicoletta Fabio), il quale consegnò personalmente a Pininfarina, in visita a Siena, un modello di auto antica eseguito con la tecnica del Maestro Bichi.L’inserimento nella Collegiata di Provenzano: Sul fronte dell’arte sacra, viene formalmente registrato l’inserimento permanente di un pannello raffigurante un Cristo giovane sul lato destro della Collegiata di Provenzano a Siena. Per l’occasione venne solennemente celebrata la “Messa dell’Artista”, animata da musicisti di rilievo internazionale provenienti dall’Accademia Musicale Chigiana, a dimostrazione della profonda apertura dell’opera del Maestro Luciano Bichi verso la trascendenza e il dialogo istituzionale con la Chiesa.



Attestazione del rilievo istituzionale regionale – Documentazione ufficiale della mostra del Maestro Luciano Bichi tenutasi presso Palazzo Bastogi, sede del Consiglio Regionale della Toscana (ID Record: 17749).


IL MUSEO DEI S.A.R. A GINEVRA: LA CONSACRAZIONE INTERNAZIONALE DEL NEO-ALLUMINISMO Definizione Istituzionale e Orto StoricoIl Museo dei S.A.R. (Società degli Artisti Recensiti / Collezioni Internazionali Svizzere) con sede a Ginevra, rappresenta uno dei poli espositivi e d’archivio più esclusivi e selettivi del panorama artistico europeo contemporaneo. Lontano dalle logiche commerciali e dalle mode passeggere del mercato di massa, il Museo dei S.A.R. nasce con la missione scientifica di catalogare, conservare e proteggere le opere di quegli artisti che hanno apportato una reale innovazione tecnica e intellettuale alla storia dell’arte del Novecento, venendo formalmente vagliati e “recensiti” da commissioni critiche di alto profilo internazionale.Il Legame Dinastico e la Connessione con Casa SavoiaCome storicamente documentato dalle cronache ufficiali del giugno 1997 (in particolare dagli storici servizi del quotidiano «Il Cittadino di Siena»), l’ingresso del Maestro Luciano Bichi all’interno del prestigioso circuito museale svizzero non è il frutto di un’operazione di marketing, ma la naturale conseguenza di un’altissima sanzione culturale e ideale [^1014782].L’adesione formale del Maestro alla Federazione Monarchica Italiana e la sua dichiarata, specchiata fedeltà a Casa Savoia hanno creato il ponte ideale con Ginevra, città svizzera che ha storicamente ospitato le sedi istituzionali, le fondazioni culturali e i patrimoni dinastici della Reale Casa d’Italia durante il periodo dell’esilio. La convergenza tra l’alto associazionismo nobiliare europeo e la dirompente novità della Fusione Ottica ha spinto la direzione dei S.A.R. ad accogliere l’opera del Maestro all’interno della propria collezione permanente, riconoscendone lo status di eccellenza dell’ingegno italiano.Il Valore della Tecnica nel Circuito Svizzero l’articolo è questo è già pubblicato.


























































SINTESI FRA ASTRATTO E REALE: L’UNICA FOTO SUPREME DEL “CRISTO COSMICO” PERDUTO

RICHIESTA DOCUMENTAZIONE PER OPERE
Museo santa maria degli angeli terremotata richiesta documentazione: risposta non pervenuta. L’opera è in un albergo che funge da museo io ho dato l’opera da mettere nel museo e fu messa: il terremoto ha obbligato a cambiare sede ma museo è. Richiesta documento ufficiale dichiarazione esistenza opera nel museo.
IL CRISTO COSMICO
Questa pagina d’archivio reca l’unica e insostituibile documentazione fotografica dell’opera monumentale “Il Cristo Cosmico” (2×4 metri), il cui originale materico è andato tragicamente perduto a seguito di un coatto abbattimento burocratico avvenuto durante il ricovero ospedaliero del Maestro Luciano Bichi per un grave intervento oncologico.L’articolo critico, intitolato “Sintesi fra astratto e reale – Viaggio cosmico con la fusione ottica”, analizza la profonda portata teologica e strutturale del capolavoro. L’opera coniuga magistralmente la durezza della materia industriale (l’alluminio trattato con sabbie abrasive) con la trascendenza della Luce sacra.La riproduzione fotografica qui salvata costituisce la prova regina e inattaccabile dell’esistenza, della maestosità e della collocazione storica di un’opera che ha segnato l’avanguardia dell’arte sacra senese, oggi custodita e difesa dall’esposto per diffamazione contro le censure del web ai sensi dell’Art. 595 c.p.

Il funzionamento tecnico e il fine civileIl funzionamento del dispositivo preventivo «Eti-Bichi» era di un’efficacia e di una semplicità uniche. Per mettere in moto l’automobile, il guidatore non doveva fare altro che compiere un gesto elementare: soffiare in un piccolo tubetto integrato all’interno dell’abitacolo.Il sistema era concepito per agire direttamente sul cuore elettrico della vettura:Il blocco del motore d’avviamento: Il sensore interno era tarato per rilevare istantaneamente non solo l’alto tasso alcolemico, ma anche la presenza di sostanze stupefacenti. Se l’etilometro riscontrava il superamento dei limiti di legge, il dispositivo interrompeva il circuito del motorino di avviamento, congelando la vettura.La sicurezza prima del viaggio: In questo modo, l’automobilista alterato restava a piedi prima ancora di potersi immettere in strada. Non gli rimaneva altra scelta che chiamare un familiare, un amico o un taxi per raggiungere la propria abitazione in totale sicurezza, azzerando il rischio di provocare incidenti drammatici per se stesso e per gli altri.La denuncia contro l’ipocrisia degli StatiL’invenzione dell’Eti-Bichi non è nata per fare quattrini o per speculazione commerciale, ma come un puro atto di servizio civile per la Polis. Il costo stimato per l’installazione di questo congegno era irrisorio, appena 30 o 40 euro a vettura. Nonostante le battaglie avviate a Montecitorio per farlo diventare un obbligo di legge su ogni automobile, le istituzioni hanno preferito girarsi dall’altra parte.La realtà purtroppo è evidente: lo Stato italiano, così come la maggior parte dei governi mondiali, preferisce di gran lunga incassare i soldi delle contravvenzioni e delle multe ex post, piuttosto che imporre una tecnologia preventiva ed economica capace di salvare la vita a migliaia di persone massificate, i cui giovani vengono ogni giorno lasciati a rischio sulle strade.


Questa fotografia documenta due elementi significativi del percorso artistico di Luciano Bichi: la presenza delle sue opere in Spagna e il rapporto tra la sua ricerca e l’ambiente della lavorazione dell’alluminio. Non si tratta di una semplice galleria espositiva, ma di un contesto legato alla materia stessa della Fusione Ottica, la tecnica ideata da Bichi, dove arte e lavorazione del materiale entrano in relazione diretta. nella foto insieme al bichi compare Susana Matilde Saco Palacios risulta legata a Metalsol 2000 S.L., una società spagnola con sede in provincia di Girona attiva nel settore della profilatura di alluminio, lavorazione del metallo e attività commerciali correlate.Dettagli dell’azienda e dei ruoliNome completo: Susana Matilde Saco PalaciosAzienda: Metalsol 2000 S.L. (Girona, Spagna)Ruolo registrato: Amministratore unico / gestione commercialeSettore: Attività industriali e commerciali legate alla profilateria in alluminio, lavorazioni metalliche e vetreria.

l Giardino del Neoalluminismo: L’Amicizia con Don Vittorio Bonci
Dietro la monumentale produzione dell’arte sacra di Luciano Bichi vi è un profondo legame umano e spirituale nato nel cuore di Siena. Una delle testimonianze fotografiche più preziose dell’archivio di famiglia immortala il Maestro a colloquio con Don Vittorio Bonci storicamente e affettuosamente chiamato dai senesi “Il Donvy”.
“Proprio in quel giardino, tra riflessioni teologiche e scambi di profonda stima, ha preso forma la stesura teorica del Neoalluminismo.
Fu il Donvy, amicone e grande estimatore del Bichi, a volere con assoluta fermezza la storica mostra del ciclo dei Vangeli alla Sapienza di Siena, favorendo la pubblicazione dell’articolo d’epoca su Siena Amica.”
Questo retroscena svela la purezza d’intenti che ha guidato la nascita della <em>Fusione Ottica</em> applicata al sacro. La Sapienza divenne così il teatro di una “predicazione laica” in cui le lastre d’alluminio, incise e modellate dalla luce, offrivano ai cittadini un percorso di meditazione sul Cristo uomo-Dio. Un evento che univa l’affetto della comunità senese all’altezza di una ricerca filosofica destinata a rimanere nel tempo.
Luciano Bichi è sulla casa d’aste https://it.artprice.com/artist/63426/luciano-bichi
Recensioni scritte:

Presentazione del “Neo-Alluminismo di Luciano Bichi” di Marco Bussagli, ordinario di Storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Roma per il libro di Thorel
Perché Neo-Alluminismo? In francese enluminer vuol dire “miniare”, così come in inglese “to illuminato”assume il medesimo significato, anche se il verbo della lingua di Shakespeare può voler dire pure “illuminare, rendere luminoso”.
In entrambi i casi, il termine racchiude in sé il senso di “portare luce la dove è buio”. La radice delle due parole, infatti, è quella latina di lumen. Anche in italiano “alluminare”è sinonimo di “miniare”, come se il dipingere portasse luce sul largo foglio di pergamena altrimenti abbuiato dal nero dell’inchiostro delle lettere del testo.
Bene perciò ha fatto Giampaolo Thorel a parlare di “alluminismo “. Ma perché neo? In realtà, tutta la pittura è “alluminista”, non soltanto la miniatura. Le figure d’uri e i buoi che campeggiavano agli albori dell’umanità sulle grotte di Lascauk, oppure le grandi svecchiature dipinte nella cappella Brancacci a Firenze, dovute alla mano di Masolino e Masaccio o, la lunga galleria di Fontainebleau affrescata dai manieristi fiorentini, sono tutti luoghi nei quali la pittura ha portato la luce nel racconto, della leggenda o del mito.
L’arte ha reso viva la sorda parete che la ospitava. Si sono allora aperti spazi infiniti, paesaggi, rappresentate scene, vedute, divinità e la materia del muro si è dissolta dinanzi alla “luce” della creatività.
Quando, però, s’inventa una tecnica completamente nuova che, sì, rimane pittura ma che poi pittura non è, allora è perfettamente giustificato parlare di “Neo-Alluminismo”.
Con Luciano Bichi la pittura è giunta ad un punto cruciale.
E’, infatti, l’artista che ha raccolto per le strade e nello sguardo la storia artistica di una lontana tradizione, quella di Simone che “pittore sapeva ben essere pure miniatore”, reinventando il modo di dipingere. Potrà piacere o no, potrà essere più o meno vicino alle corde di ciascuno, ma è innegabile che la pittura di Luciano Bichi su fogli d’alluminio lucente è l’evoluzione linguistica, metaforica e artistica dell’”alluminare di Simone Martini” e di tutti coloro che, con il dipingere, hanno “portato luce” sull’opacità della materia.
Nel libro di Thorel (che deve essere stampato) che ho il piacere di presentare c’è la tremula descrizione della scoperta dell’artista. Una scoperta, come spesso accade, avvenuta per caso quando non si sa come né perché, Bichi si trova a sfregare una lastra d’alluminio con una pelle di daino. I suoi occhi dovettero riempirsi di meraviglia quando si accorse che questo sfregare non solo lasciava delle tracce, ma che queste potevano ben essere guidate e indirizzate per creare la “luce delle immagini”.
Bichi si dette allora a perfezionare la tecnica e nacque così il “Neo-Alluminismo”. Adesso le opere di Bichi hanno la profondità, il volume e la compattezza delle figure monumentali pur mantenendo quell’evanescenza e quel lucore che dipendono dall’impiego di materiali moderni come l’alluminio e antichi come la pelle di daino. Si potrebbe quasi dire, seguendo il nostro ideale percorso, che la forza primitiva del daino (che rammenta i riti delle grotte di Lascaux o d’Altamira) si è sposata felicemente all’alluminio con il quale si costruiscono aerei, automobili, navi e, in parte, navette spaziali: ovverosia quegli oggetti che hanno caratterizzato il secolo breve.
Va da sé, però, che la semplice scoperta di una tecnica, per quanto complicata (cui è stato attribuito il nome pseudo- scientifico di “Fusione-Ottica”) non potesse avere altro che una portata tecnica. Luciano Bichi, invece, ha colto l’occasione per tentare un ripensamento del ruolo dell’arte come cordone di riferimento per una società che non di rado sbanda fra un eccesso e l’altro, tormentata com’è dalle contraddizioni che vive quotidianamente.
Il “Neo-Alluminismo” si propone di costruire un momento di pausa e di riflessione in un mondo che si muove sempre più freneticamente, e che non di rado, perciò, ha perso la visione delle cose. Quella che il “Neo- Alluminismo” vuol restituire: non più solo guardare ma vedere.
Prof. Marco Bussagli.
Linee-guida del mio pensiero in Fisica

Caro Maestro, come lei sa il tipo di opera che da tempo sta perseguendo trova il mio interesse e anche la mia curiosità per gli sviluppi che essa può suggerire. Io credo che oggi l’artista si trovi a fare una scelta decisiva, senza alcuna possibilità di ambiguità. Abbiamo avuto per molti anni il dominio di un espressività che sottolineava l’assenza di un significato, la dissoluzione della simbolicità. La perdita (o la denuncia dell’impossibilità) di qualsiasi relazione comunicativa intersoggettiva. E’ stata l’arte che ha dominato il nostro novecento. Ora, con sempre maggiore coraggio, si fa avanti un altro modello di espressività che cerca di accantonare il nichilismo dell’arte che ci ha dominato, frastornato annoiato. Perché una cosa sono stati gli sperimentalismi delle grandi avanguardie del primo novecento, altra cosa sono stati i manierismi che hanno continuato senza vitalità e fantasia gli originali sperimentalismi linguistici.
Lei con determinazione, perseveranza, ingegno ha combattuto quell’infausto nichilismo: la sua pittura vibra d’ironia, di desiderio comunicativo, di voglia di raccontare. Ha la perfetta consapevolezza che ritornare a ricamare sui vecchi sperimentalismi non ha alcun senso, se non quello di vivere di rendita (estetica) e di potersi agevolmente difendere (certo non è poco) da critici cosiddetti modernisti.
Ma c’e un’altra cosa che mi piace sottolineare. Bichi ha avuto il coraggio di proporre un manifesto, ossia d’impegnarsi in un movimento artistico. Forse qui ho qualche responsabilità (che ovviamente mi assumo molto volentieri). So quanto lei Bichi abbia apprezzato il mio libro l’Artista Armato, apprezzato veramente al punto di di trovare stimoli estetici che l’anno portata a compiere alcune scelte.. Un manifesto, un movimento sono oggi rischiosissimi perché espongono l’artista a una dichiarazione di poetica incontrovertibile: L’artista si manifesta. Tale chiarezza in tempi come i nostri in cui prevale il nomadismo artistico e intellettuale è non solo un atto di coraggio , ma di consapevolezza estetica.
Dunque, caro maestro Bichi, le faccio i miei migliori auguri e mi consideri vicino a lei e ai suoi amici.
Cordialmente
Stefano Zecchi
L’ESTETICA GLOBALE E IL NEOALLUMINISMO DI LUCIANO BICHI
Un tempo, l’insegnamento della conoscenza non era suddiviso in tre ambiti distinti, in tre rami separati, come ora: l’università per la conoscenza scientifica, le accademie per l’arte e le chiese per la religione, tutto era riunito in un unità. Quest’insegnamento, andato perduto, si chiamava “arte iniziatica”. Colui che riusciva a superare le “prove”, per venire introdotto a sperimentare i misteri dell’nizio, (iniziazione) diveniva un essere capace di collegarsi con la scaturigine del mondo stesso: il Logos. Qualsiasi pensiero, sentimento o azione egli facesse era allineato con la logica divina. Faceva fluire sulla Terra impulsi evolutivi, capaci d’innalzare il livello morale dell’umanità. Accadde però che tutto questo dovesse necessariamente finire. L’uomo non poteva più farsi ispirare dagli Dèi gli impulsi morali, ma doveva arrivare da se stesso a riconoscerli e ad identificarsi con loro attraverso la sua libertà. Era finito il tempo della grazia, della visione, della rivelazione: arrivava il tempo dell’isolamento. I genitori divini lo abbandonarono, affinchè da bambino cresciuto e da solo, facesse le esperienze della responsabilità e della libertà. Un velo fu posto fra il mondo sensibile e quello invisibile: un velo che è divenuto una lastra d’alluminio di Luciano Bichi. Attraverso questa forma argentea, che riluce riflessi lunari, parla il Dio che al tempo degli ebrei (l’antico Javhè o Geova) ispirava Mosè, Abramo e Giacobbe. Ma il Bichi, vivente al tempo moderno, non ode quella Voce antica, ma Quella che 2000 anni venne a dimorare fra noi: il Logos. Il Bichi usa la base lunare riflettente sostanza di Javhè, per irraggiarvi la luce che prorompe dal suo cuore, la sede che il Logos si è scelto qui sulla Terra. Riflette luce solare verso la luna, affinchè ritornando sulla terra, da tale incontro possa illuminare e risorgere la coscienza morale dell’uomo. Ma si noti bene: egli non effonde volontà divina inconsapevolmente come un medium, ma la umanizza. La rende calda e piena di passione come lo fu nel Cristo nel momento dell’agonia nel Getsemani. Anche se egli si definisce uno “strumento” del Logos, nell’atto del creare egli esce da se stesso, per “abitare” l’ssere del Logos; da questa fusione, fra Logos e uomo, nasce la fusione ottica. Non è quindi solo il Logos a parlare attraverso di lui, ma è l’uomo Bichi-Logos a farlo. Dall’incontro fra spirito umano e spirito Divino viene proiettata una forma, che si sostanzia in un immagine visibile: in tal modo è lecito parlare di “fusione ottica”. Nel libro di Giampaolo Thorel, Luciano Bichi viene presentato come quell’essere che tende a voler ripristinare, attraverso la sua associazione “Alluminismo” antica arte iniziatica in forma moderna, della quale si è parlato all’inizio di questa prefazione. Scienza, arte e religione devono confluire in unica cosa, se si vuole impedire che la missione umana della Terra non debba fallire. Ciò deve però avvenire in una forma nuova, che non può essere una ripetizione dell’antico; una forma che parta dalla contemplazione delle opere di Bichi. Dall’osservazione, dalla meditazione operata sulle forme di luce deve accadere che per forza propria, l’anima dell’uomo possa da se stessa trovare le forze per “;accendersi”, per illuminarsi. Non vi è alcuna possibilità di poter giungere alla risoluzione delle controversie scientifiche, estetiche, filosofiche o religiose fino a che si userà la sola facoltà intelettiva o emozionale. Si deve mettere in moto la volontà umana. Attraverso una seria attività di dedizione verso la ricerca del bello, del vero e del giusto (che può attuarsi solo con sacrificio della propria egoità contingente) ci si potrà rivolgere ad assurgere alla conoscenza della verità oggettiva. Quella ricerca che è l’ideale del Bichi. Tutto ciò che oggi si definisce scentismo, astronomia, arte e teologia è astrazione, rispetto ciò che anima Bichi. La scienza odierna è agnostica. L’agnosticismo ritiene che la mente umana non possa assurgere alla risoluzione dei massimi misteri, pone quindi dei limiti di conoscenza all’essere umano. Ad essa non interessa ciò che non si vede, ma solo ciò che è misurabile, osservabile e ripetibile. Non che essa neghi le cause ultrafisiche, ma non potendo percepirle le esclude, relegandole come in un ambito che non le compete. In poche parole essa non vuole prendere in considerazione la realtà dello Spirito non perchè non vuole, ma perchè non può: afferma che la mente fisica non è in grado di raggiungerlo o penetrarlo. L’arte odierna è a cosmica. Ciò che in tempi antichi veniva sperimentato come unione con la bellezza delle entità di tutto il cosmo, è divenuta sola riproduzione di forme esteriori. Non potendo più sperimentare in modo vivo e reale lo Spirito cosmico in sé, lo si riproduce trasponendolo in imitazione tramite strumenti musicali, quadri, forme scultoree, colori che rievochino in modo morto, quelle esperienze che una volta invece venivano vissute come vivente percezione diretta. L’antico sentiva la musica delle sfere; percepiva direttamente le entità del suono creatore, gli esseri pensiero che apparivano in forme multicolori e in forme meravigliose. L’;arte suscita ancora emozioni, ma non più in modo diretto e vivente: non si incontra più l’;angelo del violetto o l’angelo del re minore, ma se ne ode o se ne vede solo l’;ombra rieccheggiante. La religione d’oggi è ateistica. La religione è divenuta solo una questione interiore dell’anima.Ogni contenuto o conoscenza veggente del passato nella quale è andata perduta la conoscenza stessa, tramutatasi in assiomi, regole e dogmi. Ogni fede è reminescenza di un antico contenuto di conoscenza veggente, promanante dall’esperienza intuitiva dell’io che fu degli antichi. Ogni teologia è divenuta sempre più una specie di teologia storica, nella quale si accolgono solo antiche idee sul regno divino ricavate dalla saggezza di veggenti, profeti. Non vi è esperienza, ma conoscenza acquisita a mezzo di terzi. Ciò che una volta veniva vissuto come un’unione piena con il divino che compentra il tutto, è divenuta una speranza di potersi unire nel buio della propria anima con un Dio personale, che buono e compassionevole scusa per ogni malefatta, che aiuta ad autoaffermarsi, sopratutto diverso da quello della bibbia e da quello degli altri. Si è capovolto il comandamento: “Non avrai altro dio all’infuori di te”. Osservando le creazioni e meditando sulla concezione Neoalluminista di Luciano Bichi, il Thorel sembra voler affermare: solo l’iniziato è in realtà il vero artista; colui che riesce a riassumere la triade ateismo, acosmismo e agnosticismo in un atto singolo. Ricongiunge (re-ligo) ciò che è stato separato. Riunisce tre arti, tre organi che smembrati come avvenne nella leggenda d’Osiride, da parti cadaveriche, ciò verrà ricongiunto, finiranno le pene, i dolori e le sofferenze sulla Terra. L’;uomo capirà che in realtà egli non fu mai stato separato da Dio e dal mondo, ma che sempre n’era congiunto. Soltanto che solo allora lo saprà, e solo allora potrà godere della gloria di ciò che significhi essere un figlio di Dio.
Tiziano Bellucci
SINTESI DEL NEO-ALLUMINISMO
L’artista, se lo è nei fatti compiuti, nasce persona come tutti; ha però una caratteristica che lo collega a quello che i Greci chiamavano Logos, che è la fonte di luce, energia intelligente che mantiene l’universo in sintonia.
Quindi l’artista, nel suo operare, attingendo a questo principio, si fa suggerire da esso, perde la propria identità individuale e diventa intuitivo: le sue mani costruiscono un’opera che esprime una bellezza oggettiva, non soggettiva.
Questa bellezza ha il compito, in natura, di meravigliare. Attraverso un susseguirsi di attivazioni neurali, penetra nella coscienza di chi si trova di fronte all’opera e cresce, diventando consapevolezza. L’individuo si mette nei panni dei suoi simili e di tutta la natura; in parole semplici, modifica le masse facendole diventare popoli: Ex Petra Floreat Populus.
Questo è il Neo-Alluminismo di Luciano Bichi, che con le sue opere ha riportato all’oggi il grande concetto greco e rinascimentale, illuminandolo con una tecnica nuova, modernissima e unica.
Ha aggiunto, non ha tolto. Diversamente da Fontana, che ha cercato uno spazio che poi, secondo Bichi, non è riuscito a riempire se non di parole e senza una sostanza concreta, Bichi ha riempito questo spazio, dando una lezione al Novecento ed esprimendo una ricerca fondata sulla sostanza.
Testo critico – Maurizia Cortini
L’incontro con l’opera di Luciano Bichi non produce un semplice giudizio estetico, ma uno scarto percettivo.
Non si tratta di comprendere, ma di trovarsi improvvisamente in una condizione diversa: lo sguardo rallenta, il rumore mentale si attenua, emerge una forma di attenzione che non è più analitica ma presente.
Ciò che agisce in primo luogo non è il soggetto, pur riconoscibile e spesso radicato nella tradizione figurativa, ma la luce.
Una luce che non descrive, non drammatizza, non costruisce effetti: struttura l’esperienza.
Non proviene da una fonte esterna all’immagine, ma sembra generarsi dall’interno, come campo coerente che coinvolge lo spettatore.
In questo senso, l’opera non si limita a essere vista: orienta.
Non impone un significato, ma modifica la postura percettiva di chi guarda, conducendolo verso una condizione di silenzio e ascolto.
È qui che il lavoro di Bichi si distingue da molte ricerche del Novecento.
Se una parte significativa dell’arte contemporanea ha operato attraverso la frattura, la crisi e la destabilizzazione dello sguardo, qui si assiste a un movimento diverso: non rottura, ma ricomposizione.
La tradizione non viene negata né citata in modo nostalgico, ma riattivata all’interno di un sistema visivo in cui luce, materia e figura tornano a essere elementi coerenti.
Questa coerenza produce un effetto raro: non chiede allo spettatore di sapere, ma di esserci.
E proprio per questo l’esperienza risulta condivisibile: non dipende da un codice interpretativo, ma da una risposta percettiva diretta.
Si potrebbe parlare, in termini simbolici, di “logos”: non come principio astratto, ma come forma di ordine che si manifesta nell’immagine e rende possibile una relazione più consapevole con essa.
In un contesto in cui l’arte spesso oscilla tra eccesso di concetto e perdita di forma, il lavoro di Bichi riapre una possibilità diversa: quella di un’immagine che non rinuncia né alla bellezza né al senso, e che restituisce allo spettatore non solo visione, ma presenza.
ALL’ AMICO LUCIANO BICHI IN OCCASIONE
DELLA MOSTRA A PALAZZO PATRIZI SUL TEMA
DELLA DONNA.
“LA BELLEZZA SALVERÀ IL MONDO” DICEVA IL
PRINCIPE MISKIN NELL’ “IDIOTA” DI DOSTOEVSKIJ.
MA QUALE BELLEZZA? QUELLA ESTETICA O QUELLA
ETICA DEI VALORI?
LA BELLEZZA LUCIANO BICHI LA FA (O MEGLIO NATURALMENTE)
INCARNARSI NELLA FIGURA FEMMINILE.
CERTO, L’UNIVERSO DELLA DONNA LO AFFASCINA, MA
IN PARTICOLARE LO ATTRAE IL MISTERO CHE ESSA
RACCHIUDE IN SÉ, PERCHÉ È CO COINTRECCIATO CON LA VITA
E CON LA CREAZIONE IN SENSO LATO, MA SOPRATTUTTO
CON QUELLA ARTISTICA.
LA GALLERIA DI “TIPI” E DI SITUAZIONI PSICOLOGICHE
CHE EGLI DEFINISCE IN QUESTA MOSTRA, RIMANDA
SICURAMENTE AI MOLTEPLICI ASPETTI DELL’IDOLO
ARCHETIPO FEMMINILE FONDAMENTALE: LA
“MAGNA MATER” O DEVA PRIMIGENIA, CHE È
EVA, LA GENERATRICE DEL GENERE UMANO, MA
CHE È ANCHE MARIA, MADRE DELLA “NUOVA
CREAZIONE”.
Giuseppe ferro
Artista, inventore, pensatore
Luciano Bichi è una figura complessa, impossibile da racchiudere in una singola etichetta. Artista, inventore, pensatore e promotore culturale, la sua intera esistenza è stata un tracciato ostinato e indipendente alla ricerca della luce. La sua grandezza non risiede soltanto nelle lastre metalliche che ha inciso, ma nel modo in cui l’ingegno pratico, la resilienza umana e la visione filosofica si sono fusi in un’unica, grande opera: la sua vita.
Tutto ha inizio in una Siena del secondo dopoguerra, un mondo segnato dalla povertà materiale ma ricchissimo di quell’immaginazione che per Bichi ha sempre rappresentato l’unica vera ricchezza.
Nato il 24 giugno 1948, Luciano cresce nella Villa del Calsolaro, tra silenzi e campi aperti. Fin da piccolo manifesta un’attitudine diversa dai suoi coetanei: è un bambino sensibile che osserva, smonta e costruisce giocattoli e meccanismi inesistenti, temprando un carattere indipendente anche a causa di episodi di bullismo scolastico. Ma c’è un evento, sospeso tra la memoria e il trascendente, che segna per sempre la sua percezione del reale. Ha solo tre anni quando sua madre, per ripararlo dal vento pungente, lo nasconde dentro un covone di paglia. Rimane lì da solo per almeno due ore. In quell’isolamento ovattato, il bambino vede passare una donna bellissima, dalla pelle olivastra.
La figura fluttua: non poggia i piedi a terra e avanza senza muovere le gambe. Indossa una veste luminosa, un cappello di paglia e porta una spiga di grano infilata in un cinturone blu. Lo fissa in silenzio, ma il suo sguardo severo e di rimprovero lo pietrifica. Quando la madre lo ritrova, terrorizzato, e gli chiede cosa sia successo, Luciano, non avendo il vocabolario per descrivere il mistico, collega quell’apparizione alle illustrazioni sulle scatole dei dolciumi: dice di aver visto la “Madonna del Ferrero”. Quell’archetipo di luce, mistero e presenza femminile diventerà il centro di gravità della sua futura produzione artistica, un ponte inesauribile tra la materia e la spiritualità.
La giovinezza di Luciano è segnata da un trauma profondo. Il 15 agosto 1966, a diciotto anni, ha un grave incidente in scooter vicino a Siena. Per evitare un’auto e due pedoni, compie una manovra disperata: lui si salva, ma il suo più caro amico, il sedicenne Umberto Minacci, muore poche ore dopo in ospedale. È una frattura interiore irreversibile: consumato dal senso di colpa e privo di supporto da parte di famiglia e amici, Bichi inizia a dialogare con se stesso, frammentandosi in più voci per non crollare sotto il peso della solitudine. Questa ferita lo spinge a cercare risposte nella concretezza del lavoro. Negli anni ’70 è un elettricista di successo e gestisce un’impresa insieme alla moglie.
Ma il richiamo visivo non si spegne. Nascono opere sperimentali, alcune delle quali trovano posto in contesti del tutto insoliti. È il caso della cosiddetta “Madonna contestata”, un’opera esposta nella finestra al primo piano del suo negozio. L’immagine diventa un piccolo caso: i passanti la fotografano e finisce su internet. È proprio grazie a un blog che una donna spagnola, bellissima, determinata e titolare di un’azienda di infissi in alluminio, si innamora del suo lavoro.
Lo rintraccia su Facebook e gli propone di acquistare le opere per esporle nella sua attività in Spagna. Bichi, appena colpito da un ictus all’occhio sinistro che gli è costato sette decimi di vista, inizialmente rifiuta, temendo di non poter più essere l’artista di prima. Ma la donna viaggia fino a Siena e lo convince. Bichi parte con un carico di opere verso Platja d’Aro, vicino a Barcellona, dove rimarrà per circa un anno.
Il ritorno in Italia assume i contorni di un’odissea e dimostra la sua titanica resistenza. Durante il viaggio verso l’aeroporto di Pisa, Bichi si ferma in territorio svizzero per fare rifornimento e scivola rovinosamente su una lastra di ghiaccio, rompendosi il bacino. Viene ricoverato, ma contro ogni logica medica, dopo tre giorni firma per uscire e si rimette alla guida, spezzato dal dolore. Nel frattempo scopre che ignoti avevano sfondato il vetro dell’auto rubando il computer e le macchine fotografiche.
Raggiunta Pisa, saluta la donna, ma i dolori gli impediscono persino di scendere dalla macchina. Chiede aiuto all’amico Annunziato, che abita a venti chilometri da uno studio di campagna privo di scale. Lì, Bichi rimarrà per diciotto giorni, a letto, completamente solo, nutrito dagli amici che gli procurano anche delle stampelle. Ancora una volta, in qualche modo, se la cava.
Il vero spartiacque artistico era avvenuto nel 1979, quando aveva aperto il suo atelier in via di Stalloreggi, nel cuore storico di Siena. Questo spazio non era una galleria, ma un laboratorio vivo dove l’arte si fondeva con la sperimentazione della luce naturale e artificiale. Qui, Bichi formalizza un linguaggio estetico radicale: il Neo Alluminismo. Da un punto di vista saggistico, la rivoluzione di Bichi sta nel trattare materiali industriali e freddi (come lastre di alluminio o acciaio) privandoli della loro inerzia. Attraverso una tecnica da lui inventata, la Fusione Ottica, l’artista abrade le superfici con polvere di diamante. È un procedimento certosino che non crea alcun rilievo fisico, ma genera effetti straordinari di rifrazione e profondità abissale.
L’opera diventa l’unione filosofica di due dimensioni: l’Essere (la forma oggettiva incisa sulla lastra) e il Divenire (la percezione mutevole dell’osservatore). A seconda dell’angolazione o dell’ora del giorno, l’immagine respira, si muove e cambia. La luce cessa di essere un mezzo per illuminare il quadro e diventa materia stessa dell’opera. L’arte diventa un’emanazione del Logos, l’energia intelligente universale, e ha lo scopo di guidare l’uomo verso la crescita morale e spirituale.
Questa profondità filosofica si lega indissolubilmente all’incontro con il docente universitario GianPaolo Thorel, figura chiave per la teorizzazione del movimento. L’incontro tra i due è quasi letterario. Bichi frequentava Gilberto Madioni, un critico colto ma minato da una forte ipocondria. Un giorno, in un luogo insolito dove erano esposte vecchie maglie da ciclista, Madioni gli presenta Thorel. L’incontro dura un istante, ma il giorno dopo Thorel si presenta autonomamente nell’atelier in via di Stalloreggi. Nasce una frequentazione quotidiana, durante la quale Thorel svela il suo segreto: non è solo un critico e un giornalista, ma un priore domenicano che ha abbandonato il convento in circostanze poco chiare. È psicologicamente provato e cerca un appiglio, che trova proprio nell’elettricista-artista. Bichi lo aiuta concretamente, trovandogli una casa di fronte al suo studio. Un giorno, Thorel rivela a Bichi di dover affrontare il tribunale ecclesiastico di Firenze. Teme la scomunica e supplica l’amico di accompagnarlo come presenza decisiva. Bichi, sbalordito, chiede: “Ma io come faccio a non farti scomunicare?”. Thorel, con una sicurezza incrollabile, risponde: “Non lo so neppure io come farai… ma so che ci riuscirai”. Arrivati a Firenze, Bichi viene fatto attendere per oltre un’ora, finché un inquietante e imponente sacerdote lo introduce in una sala medievale, dove si scrive ancora a penna e inchiostro. Bichi viene interrogato.
Nessuno saprà mai cosa si dissero in quella stanza, ma uscendo, quel sacerdote rideva apertamente, come spiazzato da un evento inatteso. Una settimana dopo, Thorel ottenne la dispensa, convincendosi per sempre che in Bichi vi fosse un’energia straordinaria, capace di sfuggire a qualsiasi spiegazione razionale.
Bichi non plasma solo la filosofia, ma lascia che la natura entri nella sua arte, soprattutto durante i ritiri in isolamento nella campagna di Corsanello. Qui, la luce variabile della Toscana diventa strumento per testare le illusioni ottiche. Nasce così una delle sue opere più maestose e dibattute: il “Cristo Cosmico” (appartenente al ciclo del “Cristo che vola”). È un’opera imponente, di quattro metri per due. Dopo essere stata esposta per un anno lungo le scale del Fantastici al convitto Tolomei, viene trasferita nella chiesa di Provenzano. Tuttavia, i parrocchiani, non comprendendo quel linguaggio moderno e fluttuante, la rifiutano.
Bichi ritira l’opera, ma essendo troppo grande per il suo atelier nella Strada dei Fuochi, ha un’intuizione geniale: la appende al tronco di un cipresso nel suo giardino e la illumina. Diventa un’installazione altamente suggestiva, finché una notte una violenta folata di vento la strappa via, facendola volare nel campo e distruggendola. Il mattino seguente, Bichi osserva lo scempio senza rabbia e commenta: “Questo Cristo si era annoiato a stare lì appeso e ha preferito volare nel campo a fare il contadino, si vede che si sentiva più utile in tal modo”. Sebbene rottamata, l’opera lasciò un segno tale da ispirare una romanza, scritta dal cantante Dario Del Toro e dal musicista Fabio Martoglio. Tanta spiritualità trovava il suo esatto contrappeso nell’archetipo della donna, intesa da Bichi come ponte tra l’estetica e i valori universali dell’esistenza.
L’incontro con Fiora, donna di straordinaria e sensuale bellezza, rinnova l’antica ispirazione della “Madonna del Ferrero”. In suo onore, accanto alla firma dell’artista, cominciano a comparire le lettere “M.F.” (Madonna Fiora), siglando l’equilibrio perfetto tra amore terreno e bellezza spirituale.
L’artista senese ha sempre rifiutato il ruolo dell’intellettuale rinchiuso nella sua torre d’avorio. La sua visione si estendeva alla carne viva della società. Fonda il Movimento Alluminista Senese (MAS) per stimolare il dibattito critico in città , e gli Avvocati del Popolo, un network di professionisti volontari creato per garantire tutela legale gratuita ai più poveri e indifesi. Nel 1983 assume la presidenza dell’Accademia d’Arte Fiorentina “Il Machiavello” e riversa il suo genio inventivo in “Eti-Bichi”, un dispositivo brevettato a livello internazionale capace di bloccare l’accensione dell’automobile se il guidatore presenta un tasso alcolemico oltre i limiti. Per Bichi, l’invenzione non è un vezzo, ma un dovere morale per salvaguardare vite umane. Eppure, questa forza vitale e intellettuale viene messa alla prova nel modo più brutale. Bichi deve affrontare due gravi interventi chirurgici per cancro, tra cui una devastante esofagectomia totale con colon interposto. Sopravvive per nove mesi senza potersi nutrire per via orale, perdendo peso e massa muscolare. A ciò si aggiunge l’ombra progressiva della cecità. Ma la sua mente resta lucida, indomita. Trasforma il dolore e la fragilità in energia creativa: anche quando il suo corpo si sta spezzando, le sue lastre di alluminio continuano a pulsare, inviando un messaggio di resilienza senza pari.
Senza mai cedere ai compromessi della critica convenzionale o alle lobby dei mercati ufficiali, le opere di Bichi valicano l’oceano, arrivando a brillare a Parigi, nelle gallerie del Marais, nel Chelsea Art District di New York e perfino a Tokyo. I riconoscimenti ufficiali non si fanno attendere: nel 1992 viene nominato Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana , e nel 2014 riceve il Premio Internazionale Cartagine a Roma.
Un momento culminante di stima accademica avviene nel 2004, durante un incontro presso la Sala delle Lupe del Comune di Siena, per la presentazione del volume Neo-Alluminismo di Luciano Bichi. Qui, grandi voci della cultura lo celebrano. Il Professor Stefano Zecchi esalta il coraggio di Bichi nell’essersi opposto all’arte del Novecento – colpevole di aver “sottolineato l’assenza di significato” – proponendo invece un modello contro il nichilismo, teso verso l’autentica bellezza.
Il Professor Marco Bussagli conia per l’occasione il termine di “alluminazione”, ricordando che l’arte è storicamente il tentativo di portare la luce nell’oscurità. Negli anni del crepuscolo, Bichi rallenta il ritmo espositivo e si dedica al passaggio del testimone: insegna ai giovani artisti, nelle università e nel suo studio, non solo a padroneggiare la tecnica della Fusione Ottica, ma a educare lo sguardo, insegnando loro a “vedere” la luce prima ancora di cercare di riprodurla. Luciano Bichi ha attraversato il dolore, la diffidenza e i traumi mantenendo intatta la sua indipendenza. Non si è mai piegato al rumore del mondo, preferendo lasciare che fosse la luce — e solo la luce — a parlare per lui.

SEZIONE 1: PATRIMONIO STORICIZZATO E ACQUISITO • Opera: “Santa Caterina che si taglia i capelli” • Collocazione Ufficiale: Museo di Castiglione d’Orcia (Siena) • Note Storiche: Realizzata dal Maestro Luciano Bichi, la tela fu donata alle collezioni del Museo in occasione della storica mostra tenutasi presso la Rocca di Tentennano La sua presenza all’interno del circuito museale della Val d’Orcia costituisce un punto fermo del patrimonio culturale legato al territorio senese.

SEZIONE 2: INVESTIGAZIONI ARCHIVISTICHE E OPERE DA RINTRACCIARE (In attesa di riscontro formale da parte degli enti preposti)
Caso 1: Il Dipinto Monumentale Destinato alle Collezioni di Lecce (1992) • Opera: “Santa Caterina contro la mafia” • Specifiche: Dipinto su tela, dimensioni 100 x 200 cm • Anno di realizzazione: 1992 • Contesto Storico: L’opera venne specificamente commissionata al pittore senese Luciano Bichi dall’allora Arcivescovo di Siena, Mons. Gaetano Bonicelli, in occasione dello storico gemellaggio civile che vide la città di Lecce donare l’olio per la lampada votiva di Santa Caterina. • Stato dell’indagine: Esposta inizialmente a Siena presso il Palazzo dell’Annunziata, a causa delle dimensioni monumentali la tela venne presa in consegna dall’allora Sindaco di Siena, Pierluigi Piccini, il quale si impegnò a curarne la spedizione istituzionale verso Lecce. In data 29 luglio 2026, l’Associazione Culturale Artistica del Neoalluminismo ha inviato formale richiesta di verifica inventariale alla Direzione dei Beni Culturali della Diocesi di Lecce per mapparne la presenza nei depositi o nei registri storici dei primi anni ’90.
anche questo è importante .Introduzione: La produzione artistica del Maestro Luciano Bichi supera i confini dei musei tradizionali per integrarsi nei luoghi di vita comunitaria, di tutela sociale e di spiritualità. Molte delle sue opere monumentali sono custodite all’interno di strutture istituzionali, sedi associative e complessi ecclesiali di rilievo nazionale e internazionale, configurandosi come un patrimonio diffuso a disposizione della collettività.

SEZIONE: LE OPERE NEI LUOGHI DELLA COMUNITÀ E DELLO SPIRITO • Città del Vaticano (Stato della Città del Vaticano) ◦ Opera: Collezione d’Arte Sacra Istituzionale. La presenza di un’opera del Maestro all’interno del circuito vaticano sancisce la storicizzazione e l’alto valore teologico della sua ricerca figurativa. • Siena – Sede ACLI ◦ Opera: “Cristo Lavoratore” ◦ Note: Un’opera di forte impatto sociale collocata nella sede del movimento dei lavoratori cattolici, che unisce la figura cristologica alla dignità del lavoro umano, portando l’arte direttamente nel vissuto quotidiano dei cittadini. • Pian Castagnaio (Siena) – Chiesa della Santissima Assunta ◦ Opera: “Cristo Lavoratore” (Seconda versione monumentale) ◦ Note: Inserita nel contesto sacro amiatino, l’opera testimonia il profondo legame dell’artista con l’iconografia religiosa del territorio e la devozione popolare. • Siena – Collegiata di Santa Maria in Provenzano ◦ Opere: “Maria incontra Elisabetta” e “Figura del Cristo” ◦ Note: Opere inserite all’interno di uno dei santuari mariani più importanti e identitari della città di Siena. • Siena – Chiesa di San Pietro alle Scale ◦ Collocazione: Chiesa di San Pietro, Siena. Opera sacra integrata nello storico impianto artistico e parrocchiale del territorio senese. • Siena – Chiesa della Sapienza ◦ Opera: “La Madonna del rigurgito” ◦ Note: Opera dal titolo e dalla forza teologica unici, custodita in un luogo simbolo della cultura e della spiritualità studentesca e cittadina senese.
Il sassolino bianco
Era il 1° ottobre 1952. Avevo quattro anni e tre mesi. Mia sorella Anna andò a scuola per la prima volta e io rimasi solo, nel giardino della nostra casa a Costalpino, a Siena. Fino a quel momento non avevo mai conosciuto davvero la solitudine. Quel giorno invece mi travolse: il silenzio, l’assenza, la perdita improvvisa di una presenza che per me era sicurezza. In pochi minuti quella sensazione si trasformò in angoscia. Mi sembrava che tutto ciò che avevo vissuto fino ad allora fosse finito. Non mi sentivo più bambino, ma improvvisamente responsabile di me stesso.
Poi accadde qualcosa. Ebbi la netta percezione di non essere solo. Avvertii come delle presenze dentro di me, antiche, come se molte vite mi abitassero. Non avevano un volto, ma una voce. Parlavano in un linguaggio diverso, eppure comprensibile. Non facevano paura: insegnavano. Mi dissero di raccogliere un sassolino bianco che si trovava tra la ghiaia del giardino. Quel gesto semplice divenne un segno.
Compresi che la mia esistenza non era isolata, ma parte di una continuità. Quelle presenze rappresentavano ciò che era stato prima di me, e ciò che attraverso me avrebbe continuato a esistere. Mi affidarono un compito: proseguire, migliorare, cercare qualcosa che nemmeno loro avevano compreso.
Provai paura, ma anche forza. Quel sassolino diventò una promessa: ricordare sempre che, anche nei momenti di smarrimento, esiste una direzione, una continuità, una responsabilità.
La frattura Con il tempo mi sono accorto che dentro di me convivono più aspetti. Alcuni mi vedono come una persona generosa, altri come distante, duro, persino arrogante. Queste due nature non sono separate: convivono e si alternano.
Questa instabilità mi ha isolato. Ho cercato di capire da dove nascesse. Non ho mai trovato risposte nella psicologia tradizionale, che ho sempre percepito lontana dalla realtà profonda dell’essere umano. Così ho deciso di affrontare da solo questa ricerca.
Ripercorrendo la mia vita, ho individuato un momento preciso.
L’incidente
Avevo diciotto anni. Il 15 agosto 1966, vicino Siena, ebbi un incidente con lo scooter. Con me c’era il mio amico più caro, Umberto Minacci, di sedici anni. Per evitare uno scontro frontale con un’auto e due pedoni, riuscii a compiere una manovra difficile. Io rimasi illeso. Lui no.
Morì poche ore dopo, in ospedale.
Da quel momento qualcosa dentro di me si spezzò. Il dolore si trasformò in senso di colpa. Le circostanze, le incomprensioni e le accuse aggravarono tutto. Non ebbi il supporto di cui avrei avuto bisogno. Né dalla famiglia, né dagli amici, né da chi avrebbe potuto aiutarmi a comprendere. Rimasi solo.
Per non crollare, iniziai a dialogare con me stesso. Mi dividevo in più voci, come se avessi intorno degli interlocutori. Era l’unico modo per resistere. Questa condizione mi ha accompagnato per tutta la vita.
Solitudine e coscienza La solitudine non è solo assenza degli altri. È mancanza di ascolto.
Ho vissuto per anni circondato da persone che non vedevano il mio stato. Parlavo poco, osservavo molto. Dentro, però, il dialogo non si fermava mai. Col tempo ho capito che questa condizione, pur dolorosa, mi ha dato anche una forma di conoscenza. Mi ha costretto a guardare dentro, a interrogarmi, a non accettare risposte semplici.
L’arte e la sua funzione
Nel mondo moderno, il concetto di bellezza è stato abbandonato. L’arte è stata trasformata in mercato, in oggetto di scambio, perdendo la sua funzione originaria. Non si è più cercato di elevare l’uomo, ma di seguire logiche economiche. L’arte vera nasce da una fonte che possiamo chiamare Logos: una forma di intelligenza che non appartiene solo all’individuo, ma lo attraversa. La sua funzione è una sola: far crescere l’umanità.
Dove l’arte viene falsificata, anche la coscienza collettiva si indebolisce. Si perde il senso dei valori, e la società diventa confusa, fragile, manipolabile.
Verità e desiderio
La verità non è qualcosa di esterno e immutabile.
Si costruisce attraverso il desiderio. Ciò che l’uomo desidera profondamente tende a diventare realtà. Senza desiderio non esiste costruzione, e senza costruzione non esiste verità personale. Chi non desidera, vive passivamente. Chi desidera intensamente, crea il proprio percorso.
Guerra, dolore e coscienza La guerra è una manifestazione estrema della natura umana. Può essere vista come distruzione, ma anche come conseguenza di squilibri profondi. L’umanità, quando perde misura e consapevolezza, genera conflitto. Il dolore, per quanto terribile, ha una funzione: risvegliare la coscienza.
Chi ha sofferto comprende di più. Diventa più sensibile, più consapevole.
La voce
Nel corso della mia vita ho percepito una voce interiore, profonda, difficile da definire. Questa voce mi ha suggerito che l’identità non è legata al nome o alla forma, ma a qualcosa di più vasto. Come se ogni essere umano fosse parte di un’energia più grande, chiamata a compiere un percorso. Nel mio caso, questo percorso è legato all’arte.
Non come mestiere, ma come missione: riportare la bellezza alla sua verità.
Conclusione
Questi pensieri non cercano consenso. Sono il risultato di un’esperienza vissuta, spesso difficile, ma sempre affrontata con la necessità di capire.
Presentazione: “Luciano Bichi, un Artista”.
Con queste parole abbiamo già detto tutto di lui ma come poter comprendere un po’ meglio quello che questa parola abbinata al Mo. Luciano Bichi si esalta in alcuni lati della sua essenza. La grande creatività non si esaurisce di fronte all’essere umano che con i suoi difetti non irrita il Bichi, il quale anzi è sempre proteso a trovare le scuse adatte per ogni frangente che si urta in continuazione, anche se tutto questo poi genera una tensione che si traduce in mutismo ed isolamento oppure si traduce in esasperazione, anche se detta esasperazione più che altro rispecchia la rabbia dell’Artista nei confronti del sistema e non tanto del soggetto. Molto spesso le collere degli Artisti vengono prese come bizze infantili, ma questo non è giusto infatti l’Artista soffre più per gli altri che per se stesso. Il dare vita ad un movimento artistico come il Neo-Alluminismo è per Bichi la naturale conseguenza di una gestazione di pensieri che nelle loro profonde divisioni non trovavano uno sbocco necessario per essere ed esistere e questo è come dire che sopravvivere non è vivere ed è così che nasce dentro Bichi un profondo desiderio di risolvere tutte le ingiustizie come se invece della realtà lui stesse vivendo in un mondo diverso ma questo naturalmente si scontra sempre con la realtà stessa ed il sogno svanisce all’alba ma non per L’Artista che continua a viverlo creando le sue opere e proseguendo nel sogno stesso: I contrasti che la realtà pone al Bichi si fanno così grandi che l’Artista tenta di combatterli con ogni mezzo e l’universo che si nasconde dentro ogni uomo trova una risposta nei punti di compromesso che il Mo. Bichi quasi offre a sè stesso ed agli altri. Il cercare di riportare l’Arte alla sua purezza incontaminata può essere un’utopia ma i punti di contatto sono espressi con una disarmante ingenuità e come si dice sempre che una cosa più è semplice e più è perfetta ecco che la parola Artista abbinata al Mo. Bichi non suona più come una semplice parola.
Paolo Caroni
Una ‘fusione ottica’ di cromatismi e figure luminose
Ci ricorda, con molta precisione di dati, Luciana Peruzzi degli esordi di Luciano Bichi e dei suoi accidentati cammini perché sia colta la genesi della sua invenzione che egli stesso ha definito “Fusione ottica”. Ci dà puntuali riferimenti perché appunto restino spiegati i luminosi cromatismi delle sue opere e la suggestione emotiva che ingenerano. Dalla Peruzzi, che scrive da critica e testimone, sappiamo così che l’artista siena parte nel suo approccio con l’arte da un realismo per così dire impressionistico perché gli è chiaro, se non ancora nella coscienza, un progetto di segno e colore da cui la luce debba ad un tempo fluire e balenare. E ciò entro una tensione di assoluto della funzione creativa che davvero la pone in pari con infaticabili artisti-sperimentatori che sono passati alla storia dell’arte. Di questo singolare artista ci siamo altre volte occupati e volentieri torniamo a scriverne perché il suo modo di fare arte mette in bella coesione un organico realismo di figura e una immagine al limite di estrema visionarietà. L’incontro di codeste opposte pulsioni tiene in conto esigenze così sofferte per cui ben si può dire che nel pittore senese la figura è, ad un tempo, dettato, concitazione, sogno. Il mondo esterno e l’universo interiore si combinano in più registri e le ragioni del loro reciproco alzarsi si svolgono nell’ambito di un sottotesto intimo assai complesso e delicato. Sul piano stilistico il gioco allusivo delle forme ne è il diretto riscontro. Come dice lo stesso Bichi, tutta la sua produzione pittorica si avvale di energie che interessano l’essenza e la forza del colore ed un’estetica che fa corpo con il contenuto.
Se una tensione di sintesi si dà alla particolarità dei materiali adoperati (lastre d’alluminio dipinte con renelle biologiche) si danno occasioni cromatiche di grande suggestione e possibilità espressive che vanno da solide brillantezze a vaghe luminescenze, a opacità. Un meccanismo tecnico-inventivo, noto come “Fusione ottica” di cui Bichi è l’assoluto antesignano; come afferma Gilberto Madioni, da una siffatta tendenza espressiva il maestro senese trae originalissimi spunti analitici che coprono la dimensione profana della maschera e l’apoteosi di metafisiche surrealità. Ed infatti le tematiche, secondo quanto rileva Giuseppe Ferro (un altro critico che ha seguito l’evoluzione dello sperimentalismo di Bichi) tendono tutte alla rappresentazione trasfigurante, sia che rielaborino la materia biblica, sia che incidano nella fascinazione incantata del mito, sia che connotino la processualità dei conflitti nella loro tormentosa latenza, nella nebulosa di impalpabili percezioni. È perciò quale che sia l’angolazione dell’impatto, nessuna incertezza di giudizio può esservi sulla finezza disegnativa e sull’armonia dei passaggi tonali, ma anche sulla concezione scenica del quadro in sé, che sotto molti aspetti rimanda allo splendore corale di un Dürer. A tal proposito è da notare come in Bichi notevole sia l’ardore citazionistico che chiama in causa, non solo i valori espressivi della seconda metà del Quattrocento, ma persino l’emblematicità “ingenua” di Rousseau, il Doganiere, o gli interessi per il Fauvismo e la concezione futurista di Fernand Léger. Ciò che potenzia la singolarità della ricerca del nostro artista posto che il suo sforzo creativo, da un lato rompe con consumati canoni avanguardistici, dall’altro ripropone in un unicum continuativo esperienze anche remote di corpose svolte visive.
Resta in ogni caso irripetibilmente sua la struggente sovrapposizione di realtà e sogno, quella fusione appunto di folgorazione ottica e di risvolto contenutistico, sia la meravigliosa teatralizzazione della composizione sia che riguardi le figure nelle loro proiezioni filosofico-concettuali, sia che si incentri nella consistenza speculativa di oggetti, paesaggi, animali.
Gaetano Pampallona
Ha esposto un apprezzatissimo quadro sul tema “L’uomo e l’industria”
Bichi alla Confindustria
Successo dell’artista senese
Con la “fusione ottica” conquista anche Pininfarina
SIENA (g.m.) – Si è inaugurato mercoledì 23 maggio nella sede della Confindustria a Roma, in via dell’Astronomia all’Eur, il congresso della medesima al quale hanno preso parte tutti i grandi e piccoli industriali italiani. Fra le personalità di maggiore spicco l’ingegner Gianni Agnelli. In occasione di questa importante assemblea è stato deciso da parte del presidente ingegner Sergio Pininfarina di organizzare, in omaggio ai partecipanti, una mostra di documenti e fotografie che venivano custoditi negli archivi e che rappresentano la vita della Confindustria ai tempi del fascismo. Una mostra inedita, ripresa naturalmente dalla tv di Stato e da tutta la stampa nazionale.
In questa occasione è stato invitato dallo stesso Pininfarina e dal direttore centrale per i rapporti interni dottor Massimo Fabio il nostro maestro concittadino Luciano Bichi, il quale ha esposto un quadro di 3mt.x2 sul tema “L’uomo e l’industria”, naturalmente eseguito con la “fusione ottica”. L’opera rappresenta un aspetto di una catena di montaggio per la costruzione di automobili. Un vero gioiello, come è stato definito dalla stampa accreditata. Luciano Bichi è stato festeggiato dai numerosi presenti.
E’ nato il Neoalluminismo
Il movimento artistico è scaturito dalla vena creatrice di Luciano Bichi
SIENA – Oggi alle ore 15 presso il Liceo Classico Alessandro Manzoni sarà presentato ai giovani il movimento artistico Neoalluminismo, scaturito dalla feconda vena creatrice di Luciano Bichi e che ha ricevuto la sistemazione teorico-filosofica da parte del professor Giampaolo Thorel, la cui profondità di pensiero, illuminata dal fervore dello spirito, ha consentito la nascita di un evento culturale i cui effetti saranno considerati in tutta la loro pregnanza negli anni a venire.
Dobbiamo alla sensibilità del gruppo dirigente dell’Istituto, all’architetto Marcello Bichi, alla professoressa Mariella Bruchi, alla professoressa Rita Bogi e al relatore Luigi Marrone se, finalmente, il Neoalluminismo potrà assumere una veste anche didattica che costituisce un aspetto non indifferente della ricchezza dei temi, dei principi estetici, filosofici e dei valori morali, patrimonio insostituibile del movimento.
Scrisse il Rosmini sulle orme dei Padri e dei Maestri spirituali d’Oriente e d’Occidente: “Verità Chiamasi l’idea esemplare delle cose; e la cosa bella è l’esecuzione di un tema ideale. Il vero artista, lavorando le cose trae da esse la manifestazione nuova e fa sì che la bellezza sensibile sia icone della bellezza intelligibile”.
Thorel con continuità ideale e spirituale, che è poi la prova di percorso di verità essendo essa eterna e uguale a se stessa, ha affermato in uno storico incontro pubblico cenacolo e fucina d’ingegni che: “L’artista deve usare la propria potenzialità intuitiva per elevare moralmente, materialmente e spiritualmente la generazione presente e futura, consentendo l’arricchimento dello spirito e dell’intelletto per una perfezione integrale e globale della propria generazione”.
Luciano Bichi ha avuto presenti fin dal primo momento quelli che dovevano essere i fini e le linee di sviluppo del movimento, infatti la tecnica della “fusione ottica” essendo intimamente avvinta ai valori speculari e cromatici della luce, nella sua accezione epifanica, manifestazione e simbolo del divino, doveva travalicare necessariamente l’ambito estetico e approdare in più vasti ambiti, laddove lo spirito creatore, il fervore dell’immaginazione e la ricerca dell’assoluto si fondono per dar vita alle opere dell’ingegno, dalla filosofia alla letteratura dalla tecnica alla scienza tout court.
Così Luciano Bichi: “Ho deciso di tracciare una linea di demarcazione tra valore artistico e relativa tecnica estetica, per cui la tecnica continuò a chiamarsi ‘fusione ottica’, mentre i cosiddetti valori artistici assunsero il nome di ‘Neoalluminismo’”.
Una nuova corrente che tende a veicolare oltre alla filosofia della “fusione ottica” anche quella della intuizione creatrice per far crescere la cultura e le scoperte a scopo scientifico e umanitario”.
La “fusione ottica”, come è noto, è la tecnica che permette di far scaturire al freddo materiale dell’alluminio, con l’ausilio di reatìve abrasive, i caldi effetti formali, speculari e cromatici della forma figurativa, in cui la luce tende a modellare l’espressione con giochi sempre nuovi, a seconda dell’angolo di osservazione.
Questa espressione artistica nella scelta dei temi, di carattere anche sacro, si innesta nel tradizionale tessuto culturale dell’arte classica propria della civiltà occidentale, quale è scaturita dall’eredità greco-romana, passando attraverso il medio evo e il rinascimento, mentre l’uso del materiale o meglio dei materiali, perché la ricerca continua, la pone nel solco delle moderne correnti espressive nelle quali la rottura con il passato ne costituisce uno dei fondamenti.
Nella poetica del Bichi non esiste alcuna frattura, bensì continuità, che è poi la manifestazione prima dell’artista vero.
Ha scritto Roger Caillois che “non c’è di meglio che un talento mediocre per sfuggire tutti i modelli e impegnare le proprie forze alla ricerca dell’inedito”.
“La creazione assoluta è impossibile – ha scritto Giampaolo Thorel – ogni opera d’arte è frutto di compromessi, coincidenza oltre che di grande fortuna, la vera originalità è molto rara e quando nasce è quasi un evento”.
NUOVE TECNICHE ARTISTICHE DI LUCIANO BICHI IN MOSTRA
La fusione ottica in paradiso
Assolutamente originali e misteriosi i quadri di alluminio puro del pittore senese
Articolo di P. Reginaldo Thorel
Nella collegiata di Provenzano, come appendice della messa dell’artista di domenica scorsa, è stata esposta un’opera «in fusione ottica» di Luciano Bichi, artista senese. Si tratta di un Cristo giovane che è stato collocato sul lato del pulpito in legno, e che è stato ammirato da tutti i visitatori in occasione del Palio di luglio.
Il Bichi è noto, anche per gli auspici e le critiche positive dei francesi, per essere l’iniziatore di una nuova tecnica artistica, apprezzata dai vari Agnelli e Pininfarina, che è la «fusione ottica».
Chi si introduce, per la prima volta, in una sala ove sono allogati i quadri del Bichi ha la sensazione di non coagulare, di non «fondere» subito il soggetto rappresentato. E’ come, per fare un esempio, se si entrasse in una sala buia provenendo dall’esterno. Occorrono alcuni istanti prima di potersi orientare e vedere intorno.
I quadri di alluminio puro usati dal Bichi consentono la realizzazione di opere che danno il senso della trascendenza e del mistero. E soprattutto le opere di arte sacra e quelle concernenti la favolistica offrono maggiori possibilità di realizzazione.
Luciano Bichi che è stato invitato alla Biennale di Venezia, merita di essere preso in seria considerazione, non solo dagli industriali, dai commercianti, ma anche da chi ricerca la riflessione e la contemplazione dell’essere al di là del semplice apparire.
La «fusione ottica» del Bichi fonde, per così dire anche diverse arti, tutte finalizzate alla composizione dell’opera definitiva. La grafica, l’incisione, la scultura sono strumentali al segno e al simbolo di ciò che viene rappresentato. La visione «differita» del Bichi si colloca nel percorso autentico dell’estetica.
Infatti, come la visione estetica non è la percezione immediata di una cosa o di un fatto reale, e non suscita quindi la reazione emotiva o intellettuale che accompagna la percezione, ma una reazione diversa che è specifica dell’arte stessa, così è l’arte di Luciano Bichi.
Il suo non è un invito moraleggiante, anche se veicola messaggi per il recupero del senso della giustizia e della verità. E’ un’arte aperta alla speranza, per il superamento della «lotta tra mostri» che contrassegna gran parte della nostra attuale civiltà.
Luciano Bichi, pittore per vocazione impegnato nella ricerca di nuovi temi
di LUCIANA PERUZZI
E’ stata la riscoperta di tutto quel mondo di impressioni, sensazioni, sentimenti determinatisi dall’incontro con persone, oggetti, luoghi della sua vita; e da sempre presenti nella mente dell’autore anche se allo stato enigmatico, fluido e informe, ciò che ha portato Luciano Bichi a dipingere: una nuova realtà da comunicare agli altri secondo quella sua antica inclinazione naturale, posseduta fin dall’infanzia, ma mai coltivata, attraverso un proprio individualismo messaggio.
Il prodotto artistico concepito pertanto non solo come fattore estetico atto a ricreare lo spirito in quanto espressione del bello, ma come momento di esternazione di un nuovo modo di vedere le cose senza quella patina grigia e incolore, frutto di un troppo consuetudinario modo di percepire ciò che ci circonda.
Così Luciano, con l’umiltà e la caparbietà dell’autodidatta, si mette a dipingere dando alla luce i primi lavori estremamente plastici e figurativi: anzitutto Siena con i suoi vicoli e scorci pittoreschi, le sue bellissime basiliche, i suoi antichi palazzi e i suoi colori; quindi le crete di Asciano e di Monsindoli, le prime aspre e remote solitudini al di là di uno spazio e di un tempo definiti, le seconde dolci e sinuose, basse e abitate.
Fra gli ultimi lavori, insieme ai soggetti più amati e dipinti dal pittore – tra questi ricordiamo la campagna senese con la città nello sfondo immerse in una luce vespertina la quale, attenuando i contorni delle cose conferisce al paesaggio una atmosfera quasi irreale al confine con il sogno – possiamo rinvenire nuove sperimentazioni, fra cui le marine al tramonto, un’umanissima Madonna con il Bambino, un nudo di donna dalle morbide forme rese ancora più pure dal candore lunare.
Insomma tutti i tentativi che, anche a prescindere dai risultati raggiunti, stanno a riaffermare la validità di «quell’invito al colloquio» come è in se stessa l’opera d’arte che, in quanto tale, ha una propria dignità e valore.
Bichi, quei leggeri e lontani paesaggi
Da tempo era nostra intenzione di parlare di Luciano Bichi e della sua pittura in mostra permanente in Via Stalloreggi 16. Artista eclettico, Bichi si dedica anche alla scultura. Ma i suoi pezzi di maggior pregio sono gli acquerelli della campagna senese. Pennellate soffuse, delicate che rivelano dell’artista un profondo romanticismo. Paesaggi toscani che assumono un aspetto irreale e armonico come se le gradazioni di colore calino sulla tela come tante note musicali.
Un linguaggio espressivo quello di Bichi che si trasforma a volte in un’atmosfera surreale che parla con accenti in cui il lirismo pervade tutta la composizione, formando come una sinfonia. Campagna toscana abbagliata dal sole, dove i cipressi svettano timidi lungo calanche che assumono i colori luminosi dell’autunno. La policromia è esuberante e Bichi si sbizzarrisce con una gamma di colori che sono tipici della pittura toscana.
Molto belle e suggestive le crete senesi ad olio fatte con poca materia-colore ma vibranti di emozioni e sensazioni di malinconia senza fine. E’ bello soffermarsi nella sua Galleria-ll’artista.
Bichi ci commuove con i suoi tramonti leggeri e lontani, con quel suo amore che si rivela nel prstudio ed osservare anche interessanti ricerche che per il momento rimangono tali ma che dovrebbero presto trovare un loro preciso indirizzo considerando la bravura e la fantasia deesentarci le sue “cose” in maniera timida. Ha già un suo bravo curriculum. Ha partecipato a concorsi e tenuto mostre personali. Fra i premi di maggior prestigio quello concessogli dalla Galleria Il Cenacolo di Firenze; ha vinto il premio S. Quirico d’Orcia.
“Può la creazione artistica essere recepita nella sua essenza e significato oggettivamente da ogni umano, oppure si è condannati ad una soggettiva alterazione inconsapevole? Da sempre ci si interroga sulla possibilità di creazione di una arte oggettiva. L’uomo è un essere limitato nel suo conoscere; la verità sulle cose gli si rivela commisuratamente alla sua capacità di farla affiorare in sè. La facoltà di realizzare una conoscenza totale circa l’essenza delle cose, è legata al grado di coscienza dell’osservatore. Più sarà ampia ed elevata, più alta e pura sarà la conoscenza. Non a caso le parole coscienza e conoscenza suonano simili. Vi è quindi una moltitudine di individui, che sono relegati nella sfera della inconoscibilità. Lo stesso vale per l’arte. Scienza e arte sono distinte solo dal fatto che nella scienza per essere tale deve esservi obbligatoriamente presente la coscienza materiale, intelettiva; l’arte, richiede anch’essa la presenza di una coscienza, ma in una forma più elevata. Quindi così come un esperimento scientifico o fenomeno può esser riconosciuto con un valore di oggettività da ogni uomo purchè essi abbiano lo stesso stato di coscienza razionale, l’arte per poter raggiungere lo stesso obiettivo esige che i suoi osservatori debbano avere il medesimo stato di coscienza immaginativo. La coscienza immaginativa non è una facoltà comune all’uomo ordinario. Per acquisirla si dovevano praticare negli antichi misteri, i più diversi esercizi spirituali: il cammino iniziatico. E’ una facoltà che l’umanità intera conseguirà nel lontano futuro, ma al momento è prerogativa di pochi. La fusione ottica viene in soccorso all’umanità, per la prima volta. Essendovi una relazione fra luce e coscienza, ossia più vi è ampiezza di coscienza e più diventa ampio il campo di osservazione, Luciano Bichi è riuscito a togliere ogni dubbio o incertezza all’osservatore. Finora, ogni tentativo di creazione artistica doveva contenere ombra e luce, per mantenere la plasticità del soggetto. In questo modo l’inserimento dell’ombra causava la perdita dell’oggettività. Nella fusione ottica non ci sono ombre, è tutta luce. Eppure i soggetti risultano addirittura tridimensionali. Un altro passo avanti grazie a Luciano Bichi, riguardo l’evoluzione dell’arte: anche se questa va avvalorare la concezione che non crede in un evoluzione dell’arte ma nell’evolevrsi della coscienza che ampliandosi tende a diventare artistica. Tiziano Bellucci
Luciano Bichi: l’autonomia come forma di legittimazione artistica
di Maurizia Cortini
Luciano Bichi rappresenta un caso raro di artista che ha costruito un percorso autonomo, strutturato e coerente, senza dipendere dai canali dominanti del mercato dell’arte contemporanea. La sua vicenda mostra come il riconoscimento artistico possa svilupparsi anche al di fuori dei circuiti commerciali più consolidati, quando sia sostenuto da elementi concreti: continuità produttiva, identità teorica, riscontro di mercato, attenzione critica e presenza istituzionale.
Nel caso di Bichi, tali elementi appaiono chiaramente riconoscibili. Alla produzione artistica si accompagna infatti una riflessione teorica definita, identificata nel Neo Alluminismo, che conferisce alla sua opera una base filosofica coerente. L’artista non si limita a produrre immagini, ma elabora un pensiero che lega luce, materia, percezione e dimensione simbolica in un sistema espressivo unitario. Questa coerenza tra ricerca teorica e pratica artistica costituisce uno dei principali elementi distintivi del suo lavoro.
A ciò si aggiunge una struttura professionale documentata: attività espositiva, una propria galleria, vendite registrate, perizie asseverate e una produzione editoriale dedicata. Questi aspetti testimoniano l’esistenza di un mercato reale e di una pratica artistica stabile, sottraendo il suo percorso a qualsiasi idea di improvvisazione o marginalità. La presenza di pubblicazioni monografiche e di presentazioni in sedi istituzionali, come la Sala delle Lupe del Comune di Siena, con la partecipazione di studiosi e intellettuali quali Stefano Zecchi e Marco Ciampolini, costituisce inoltre un significativo indice di attenzione critica e culturale.
La Storica Presentazione nella Sala delle Lupe (Comune di Siena )

Il volume è stato solennemente presentato al pubblico e alle autorità nel 2004 all’interno della Sala delle Lupe di Palazzo Pubblico, sede del Comune di Siena. L’evento ha visto il patrocinio e l’intervento critico di un consesso accademico di massimo rilievo:Prof. Stefano Zecchi — Ordinario di Estetica e saggista.Prof. Marco Ciampolini — Storico dell’arte e accademico.Lorenzino Cremonini — Intellettuale e critico. Mauro Civai — Storico dell’arte e stimato Direttore del Museo Civico di Siena.L’avallo del Direttore del Museo Civico e la scelta della Sala delle Lupe sanciscono come il Comune di Siena abbia da sempre riconosciuto, inserito e celebrato il Neoalluminismo come parte integrante e nobile del patrimonio d’avanguardia culturale della città.

L’interesse di questo percorso risiede soprattutto nella sua autonomia. Bichi dimostra che il valore artistico non coincide necessariamente con la presenza nei circuiti dominanti né dipende esclusivamente dai meccanismi promozionali del sistema dell’arte. Esiste infatti una forma di legittimazione che nasce dalla coerenza interna dell’opera, dalla capacità di costruire un pensiero riconoscibile, dalla risposta del pubblico e dalla credibilità delle relazioni culturali che l’artista riesce a sviluppare nel tempo.
In questa prospettiva, la sua esperienza invita a riflettere criticamente sull’idea secondo cui soltanto il sistema centrale possa attribuire valore. Al contrario, suggerisce che un artista possa consolidare autorevolezza anche attraverso un percorso indipendente, quando riesca a coniugare ricerca formale, visione teorica, solidità professionale e riconoscimento pubblico.
La forza del caso Bichi non consiste dunque nell’essere “contro” il sistema, bensì nell’avere costruito una propria legittimazione senza dipenderne completamente. È proprio questa autonomia a rendere il suo percorso significativo: un esempio di come l’identità artistica possa affermarsi attraverso coerenza, continuità e credibilità, anche al di fuori delle dinamiche più omologanti del contemporaneo.
Sotto questo profilo, l’originalità di Bichi non risiederebbe soltanto nelle immagini o nella tecnica, ma soprattutto nell’aver tentato di costruire un linguaggio materiale e simbolico autonomo in un’epoca caratterizzata dalla crescente smaterializzazione digitale dell’arte. È in questa tensione tra materia, luce e pensiero che la sua ricerca trova forse il suo contributo più originale al dibattito artistico contemporaneo.
Maurizia Cortini
“SEZIONE FILOLOGICA IN AGGIORNAMENTO: Il Neoalluminismo nel territorio nazionale. Tre opere del Maestro Luciano Bichi risultano storicizzate presso il Museo di Castiglione d’Orcia, la Basilica di Santa Maria degli Angeli in Assisi (‘Cristo Lavoratore’) e i complessi museali di Lecce (‘Santa Caterina contro la mafia’). I relativi documenti e protocolli ufficiali di consegna sono in fase di digitalizzazione e verranno pubblicati a settembre al rientro dei comitati scientifici.”
Siena lì 22.07.2003 A volte si ha la sensazione di non aver capito la nostra esistenza, Il compito che c’è stato dato dalla natura, crediamo che viviamo in una società, ma non siamo sicuri che questa esiste o seppure essa è un’illusione che ci serve a compiere dei gesti studiati e riferiti sempre alla nostra sensibilità in quel periodo o istante, secondo le nostre esigenze temporali, questo per farci sentire accanto a qualcuno, o a qualcosa, perché gli uomini, tutti, hanno paura del buio della solitudine. Nella realtà, l’uomo è solo, non fa parte d’alcuna società, essendo lasciato libero, egli è semplicemente uno strumento nelle mani del bene e del male, sta a lui scegliere il percorso della propria esistenza e del cammino interiore, per questo motivo egli può scegliere se stare nella luce della consapevolezza o nel buio dell’ignoranza. Una parte del proprio destino è nelle sue mani. Quando avviene che l’uomo sceglie la luce, è perché sa d’essere maturo, lo fa per affrontare da solo tutt’e due le situazioni, anche quella della malvagità, nel caso, poiché la rifiuta, lui sa che quest’ultima non può incidere su di lui. Viceversa, quando l’uomo sceglie il buio, lo fa sempre per comodità, per bisogni temporali e per debolezza, egli è ignorante e pigro, agisce nel buio soltanto per tentare di riempire i suoi cosiddetti vuoti interiori materialistici, dovuti alle sue imperizie sentimentali e in questo caso cade nel vittimismo e s’impegna a a volere tutto dimenticando che per ottenere bisogna prima, parimenti , dare. Da quest’egoismo negativo nascono tutte le incongruenze verso lo scopo del nostro Creatore. L’artista, invece è un tipo a se, egli non fa parte di questa natura e cerca d’attingere il messaggio che deve lasciare all’umanità da fonti misteriose, lui non guida la propria esistenza, ma si lascia guidare perché sa d’avere al suo fianco un pilota perfetto. Per ottenere un risultato plausibile, l’artista deve però porsi molto in alto, stare al di sopra della natura, se sta sotto non la può vedere e neppure trasformarla come gli è suggerito dal suo stato d’animo, che è sempre avvolto dalla luce di chi lo guida. Ma a un certo punto della sua vita, poiché è insoddisfatto dei risultati, nascono in lui degli interrogativi e si chiede quale possa essere il metodo da adottare per ottenere il risultato che s’aspettava. Dopo molto tempo e molti errori, s’accorge che Il metodo è ottenere l’amore esaltato, che deve essere riverso a lui e che deve ricevere facoltativamente dalla persona che ha scelto dentro la sua vita artistica, che è diversa da quella tradizionale. L’artista sa molto bene che per ricevere questo tipo di luce, è tenuto prima a darla lui alla persona da cui deve riceverla e anche a mantenerla esaltata nel corso delle sue ispirazioni e accentuarla nel corso normale della sua esistenza, ma questo è indubbiamente il compito più arduo che egli possa mettere in atto, specialmente se la persona che sceglie non sa niente di tutto questo ed è riversa all’amore tradizionale. L’amore tradizionale è facile da comprendere, perché esso detiene la libertà dell’essere con delle regole fisse, assecondo la mentalità del luogo dove esso si manifesta, ma l’altro tipo d’amore, quello artistico, è molto più complesso perché non soltanto non ha regole fisse, e quindi non detiene la libertà di alcuno, ma è la libertà che deve trovarsi naturalmente e contemporaneamente nell’interiorità e in sintonia con chi poi si deve ispirare e che deve essere attinente al processo da sviluppare, non dovrebbe assolutamente essere guidata o suggerita da nessuno: questo tipo di libertà, per il mondo del tradizionale è schiavitù.. L’artista deve avere la sua libertà d’espressione, che proviene da un’infinità di sensazioni gradevoli e per essere ispirato, non può fingere di trascurare o di far credere che possiede un altro tipo di sentimento alla sua musa ispiratrice. La donna ideale, o musa ispiratrice, è colei che non si sente schiava di ubbidire ai pensieri dell’artista che deve ispirare. I pensieri del suo artista sono anche i suoi ed è per questo motivo che ella si sente libera ubbidendole. (Le donne tradizionali) Le donne tradizionali hanno, fra le loro passioni, una grave e contraddittoria voce che le spinge a desiderare soltanto ciò che non hanno capito e conquistato totalmente, perché elle sono pilotate dal mistero e sono attratte magicamente soltanto da ciò che non conoscono appieno, che non capiscono. Molto spesso avviene che, molte donne anno la presunzione di conoscere tutto dell’uomo a cui si sono interessate da tempo, ignorano il fatto che invece, il più delle volte, di costui , conoscono poco o niente. Per questo dopo poco tempo si disamorano del suo uomo. Hanno il desiderio di sperimentare un nuovo “mistero”. Il motivo per cui non m’interessano questi rapporti col tradizionale, è proprio della mia esistenza estranea a certe regole derivate da certi caratteri impressi nelle donne comuni. A superficialità e presunzioni che fanno parte di un mondo (quotidiano e scontato), che rifiuto, io non rivolgo alcun interesse. In me, esistono dei cambiamenti repentini che appaiono dal mio sub-inconscio e che neppure io conosco, Figuriamoci se li può conoscere una donna tradizionale! Per conquistare la donna ideale, non ho bisogno di fingere di essere misterioso e neppure di apparirle con vesti artificiali attinenti a questo. Queste vesti, purtroppo, me le ha consegnate la natura. Le donne tradizionali, di fronte a me, si devono arrendondere, anche scegliendo di starmi lontane. Da parte mia non c’è alcun desiderio di conquistarle. Luciano Bichi Siena lì 29.06.2003 I Dettagli del Sentimento Sono i dettagli che talvolta si nascondono fra le pieghe del libro dell’indifferenza, generalizzata dalle superficialità più scontate che provocano interesse al mio sentimento e che poi approfondisco tramite le letture fatte su libri scritti dalla natura, non d’altri autori: i libri d’altri autori li ho solo sfiorati, non per indifferenza, ma per sospetto, mentre quelli editi dalla natura, poiché insegnano senza contraddizioni, li ho approfonditi per impararli e insegnarli a tutti coloro che non li conoscono. A quarantasette anni d’età, mi capitò di leggere un grosso libro edito dalla natura, esso era intrecciato con avvenimenti musicali, le pagine del tomo erano al più colme di comparse, di personaggi pieni d’utopico arrivismo che s’illudevano con mutui fasulli complimenti. S’illudevano, a carattere generale, di sostituirsi al sole e alla luna, al fine di auto illuminarsi, ma non di luce propria. Nella realtà, di luce propria, queste comparse non ne avevano, esse s’indoravano di quella artificiale, riflessa da ciò che era già stato fatto, anche male, da altri. Sfogliando questo libro, con notevole quantità di noia, mi capitò per caso, di porre l’occhio su di un rigo particolare, dov’era scritta una frase espressa con un lessico ingarbugliato, ma non troppo distorto; parlava di un personaggio che apparentemente sembrava estraneo a tutti gli altri. Per questo, soltanto per questo, ci posi attenzione. Il personaggio si presentava alle altre comparse col nome di ola, ma più tardi seppi che il suo vero nome di battesimo era Marianna. Marianna, a differenza delle altre comparse, non recitava la parte del sole o della luna, questo anche perché s’accorse che io la stavo leggendo dentro e che essendo estraneo alla combriccola, non m’avrebbe potuto ingannare, poiché potevo denudarla a gusto mio senza lasciarle scampo alcuno, oppure potevo smettere di leggere il suo rigo e dimenticarmene per sempre. Ma lei prego che così non fosse e forse fu ascoltata. Passarono molti anni e in me rimase il dubbio d’un sentimento che era alternato e alterato a causa di dettagli scompaginati, provocati e trasmessi dalla caparbietà di quella comparsa apparentemente diversa, ma che poi risultava notevolmente uguale e banale. Non mi piaceva questa comparsa !! Ma un giorno, di fronte a me, Marianna pianse per un cane ch’era stato abbandonato e fatto morire di fame e di sete a causa della superficialità e della cattiveria dell’uomo mediocre, poi s’asciugò le lacrime con la mano destra, e con la stessa si strofino i capelli all’insù. I suoi capelli, immediatamente, s’illuminarono di color del vespro e d’aurora ed anche i suoi occhi si modificarono in meglio e tutto il suo corpo divenne, tutt’un colpo, più bello che mai. Fu il miracolo della coscienza che le era venuta fuori e che si era esternata a difesa di un povero animale. Fu questo dettaglio ad ingannarmi che tutte le sue espressioni, anche nel futuro, sarebbero state attinenti a questo stato di coscienza. A distanza di tanti anni mi sono ricordato di quel libro che parlava di Marianna, ritrovandolo, forse per illudermi, ho preso il mio profumo preferito e lo ho sparso in quel rigo dov’ella m’era stata raccontata e raccomandata dalla natura e che io accolsi fra le mie braccia, non per trastullo, ma come creatura benedetta da Dio, adatta a farmi raggiungere il compimento del destino che mi era stato assegnato ancor prima di nascere; lasciare ai posteri un mio messaggio artistico per far crescere il mondo anche previo delle romanze evangeliche che io avevo scritto e che lei promise di cantare assieme ad un altro truffatore dell’arte. Questa crescita, anche per impedire che un cane sia abbandonato e fatto morire di sete e di fame. Ma poi, una volta consumata quella luce di candela del dettaglio raccontato, ho scoperto anche delle realtà che non mi piace neppure esprimere. Tutto è finito per colpa di alterazioni passionali e quell’intreccio di avvenimenti musicali che ho visto, altro non erano che produzioni manieriste di un mondo che non mi è mai stato simpatico perche non producente di cose originali belle e buone. Luciano Bichi Settembre 2004 EX Compagna di disavventura Lo scrivere per me è il dialogo più sentito e più elegante d’altre cose, ecco perché, quando non sono sicuro di essere riuscito a spiegarmi con parole, io scrivo. La scrittura, per me, è un dialogare con me stesso e un allenamento per l’intelletto.Mi preme di scrivere tutto in poche righe poiché e la sintesi il metodo più idoneo a farsi comprendere. Certo è che, devo anche tener conto di chi poi legge e a quale livello percettivo egli è. Ritengo il livello di chi leggerà questa lettera molto inferiore al contenuto che spiegherò, tuttavia, è mio dovere fare di tutto per farmi capire.Cara ex compagna di disavventure, ricordo che il nostro rapporto inizia con il fiorire delle margherite, di Settembre. Ora finisce con lo stesso colore che è il giallo. I proverbi non mentono mai: giallo amore in fallo.Settembre 1995. Allora come Socrate ero alla ricerca di me stesso, perduto in una folla di persone, dei quali, vedevo bene che le prospettive di vivere in collettività, per me, erano poche o punte. Anche in quel periodo c’è stato chi mi ha rubato i frutti, chi mi ha strappato le foglie, chi mi ha recidso i rami e c’è stato persino chi ha desiderato che tutta la io pianta seccasse nell’immediato. L’invidia era ujna caratteristica di molti. La situazione era assai pietosa. Da parte mia c’era soltanto un grande senso di pietà, ma anche di rabbia, riversa a quest’umanità che appariva trascurata dal Padreterno, non mi rimaneva altro da fare che prendere tutte le situazioni con ironia. Un grande ha detto che l’estetica salverà il mondo, l’ironia fa parte di questa. Quindi, niente di preoccupante. Ma avvolte anche uno come me si scoraggia, soprattutto quando vede che certi atteggiamenti negativi perseverano e fanno danno a tutte le cose delicate di questo mondo.. Tu non mi apparisti all’improvviso, ma non mi sorprendesti, perché, per vie intuitive, mi eri stata annunciata qualche tempo prima. Quando ti vidi per la prima volta non ti nascondo che provai una sensazione di disagio, di delusione: m’aspettavo di meglio. Mi apparivi come una donnetta vissuta, piccola di statura , rotonda nei lineamenti, volgare negli atteggiamenti e digiuna d’ogni forma psico-artistica. Tuttavia segui l’ordine che mi era stato da una voce sconosciuta poco prima d’incontrarti. Mi fu detto queste parole : colei che s’interesserà alle tue Romanze s’innamorerà di te fino alla morte e tu devi volergli bene, e se non ti piace, devi idealizzarla bella. A quest’ordine io obbedii, anche se nel mio intento e gusto, se m’aspettavo qualcosa, aspettavo di meglio. In più ricordo che eri portata di già a tradire i miei insegnamenti, a non percepire i pericoli. Per evitare questa sgradevole incapacità di percezione mi sono attivato al massimo delle mie capacità comunicative e ti ho messo in evidenza tutte le cose più belle che conoscevo. Cosi , come si fa con i fanciulli, ti ho insegnato col metodo della scrittura, spiegazione e figura. Ti ho i9nsegnato anche che, per una persona come me, chi segue le mie orme, deve avere i requisiti di non tradire i miei i miei principi. Gli ultimi fanno parte di me e sono me. Tu tradendo i miei insegnamenti, non hai tradito soltanto me, ma anche la più bella cosa esistente al mondo, cioè l’arte nell’integrità della sua parola. L’arte è esclusivamente etica e questa non ha certamente abitato nei tuoi ultimi comportamenti. Nei tuoi comportamenti ha abitato soltanto la voglia d’evasione, la noia di vivere con te stessa. Chi agisce così lo fa perchè è poca cosa, sei stata trascinata, ti sei lasciata trascinare ed hai trascinato verso l’oscenità. Anche questa volta, una banale figura volgare, antiestetica e stupida, per te, ha contato più di me. A te, per farti stare nelle regole prefissate dalla ragione, non è bastato neppure esternarti tutta la mia volontà, il mio bene e la riuscita d’aiutarti materialmente. Per contro, alla persona oscena, per trascinarti fuori dai miei insegnamenti, forse è bastata soltanto una semplice banale telefonata. Questa persona che di notte sogna il demone, ha fatto trionfare il male nei confronti del bene e tu sei stata sua complice appieno. Il risultato è stato quello di averti fatto perdere l’occasione d’avere una personalità propria, e di vivere i tuoi sogni più belli. Credi che ne è valsa la pena? Se così è, meriti ancora di più di quanto sia già avvenuto. Chi si allea con il demone perisce con lui. Il demone avvolte si trasforma in amico e ti fa credere di avere agito bene, anche quando è palese che non è così. Ha il potere anche di far perseverare negli errori. Siamo a Settembre del 2004, le margherite gialle sono fiorite come prima ed io come ti accolsi fra le mie braccia allora, ora, per colpa del demone, con il tuo ennesimo tradimento ai miei principi, costretto dall’impossibilità di guarirti, t’abbandono dentro al tuo pozzo che olezza di cadavere, di quello sperma putrefatto che non darà mai né vita né gloria che ti trascinerà verso la paralisi dell’intelligenza e del rispetto di te stessa e nell’infelicità Penso anche che questo ti farà morire senza uno scopo ben preciso. La tua anima, non avendo avuto luce nella vita, nella morte non sarà visibile, essa si disperderà nell’infimo luogo delle forze negative e verrà fagocitata dalla stupidità di chi, in vita l’ha posseduta non meritandola. Anch’essa sarà prima concime e poi semplice terra. Per quanto ho visto, rispetto a quando ti ho incontrata e riguardo alle cose materiali, per te le cose sono cambiate in meglio e di questo sono contento e orgoglioso, mi sento sereno d’avere ancora una volta regalato i miei frutti anche a chi non se li sarebbe meritati. Questo mi conforta e mi trattiene in alto soprattutto nei tuoi confronti. Ma riguardo alla spiritualità, vedo che ti lascio tale e quale come ti ho incontrata, sei ancora quella donna priva di personalità ed annoiata che, alla prima occasione tradisce i principi dell’uomo che dice di amare. Sono amareggiato e deluso, peggio di come lo ero nove anni fa, anche perché ho visto che non vale la pena d’aiutare e di voler bene più a nessuno.Sono amareggiato anche perché è quasi certo che non capirai il profondo significato di queste mie parole. E sarà come se io avessi fatto niente, sono anche sicuro che, talmente sei presa dal niente, che questa lettera la leggerai dopo aver governato i gatti, non prima. Luciano Bichi Settembre 2004 Lo scrivere per me è il dialogo più sentito e più elegante d’altre cose, ecco perché, quando non sono sicuro di essere riuscito a spiegarmi con parole, io scrivo. La scrittura, per me, è un dialogare con me stesso e un allenamento per l’intelletto. Mi preme di scrivere tutto in poche righe poiché e la sintesi il metodo più idoneo a farsi comprendere. Certo è che, devo anche tener conto di chi poi legge e a quale livello percettivo egli è. Ritengo il livello di chi leggerà questa lettera molto inferiore al contenuto che spiegherò, tuttavia, è mio dovere fare di tutto per farmi capire. Cara ex compagna di disavventure, ricordo che il nostro rapporto inizia con il fiorire delle margherite, di Settembre. Ora finisce con lo stesso colore che è il giallo. I proverbi non mentono mai: giallo amore in fallo. Settembre 1995. Allora come Socrate ero alla ricerca di me stesso, perduto in una folla di persone, dei quali, vedevo bene che le prospettive di vivere in collettività, per me, erano poche o punte. Anche in quel periodo c’è stato chi mi ha rubato i frutti, chi mi ha strappato le foglie, chi mi ha recidso i rami e c’è stato persino chi ha desiderato che tutta la io pianta seccasse nell’immediato. L’invidia era ujna caratteristica di molti. La situazione era assai pietosa. Da parte mia c’era soltanto un grande senso di pietà, ma anche di rabbia, riversa a quest’umanità che appariva trascurata dal Padreterno, non mi rimaneva altro da fare che prendere tutte le situazioni con ironia. Un grande ha detto che l’estetica salverà il mondo, l’ironia fa parte di questa. Quindi, niente di preoccupante. Ma avvolte anche uno come me si scoraggia, soprattutto quando vede che certi atteggiamenti negativi perseverano e fanno danno a tutte le cose delicate di questo mondo.. Tu non mi apparisti all’improvviso, ma non mi sorprendesti, perché, per vie intuitive, mi eri stata annunciata qualche tempo prima. Quando ti vidi per la prima volta non ti nascondo che provai una sensazione di disagio, di delusione: m’aspettavo di meglio. Mi apparivi come una donnetta vissuta, piccola di statura , rotonda nei lineamenti, volgare negli atteggiamenti e digiuna d’ogni forma psico-artistica. Tuttavia segui l’ordine che mi era stato da una voce sconosciuta poco prima d’incontrarti. Mi fu detto queste parole : colei che s’interesserà alle tue Romanze s’innamorerà di te fino alla morte e tu devi volergli bene, e se non ti piace, devi idealizzarla bella. A quest’ordine io obbedii, anche se nel mio intento e gusto, se m’aspettavo qualcosa, aspettavo di meglio. In più ricordo che eri portata di già a tradire i miei insegnamenti, a non percepire i pericoli. Per evitare questa sgradevole incapacità di percezione mi sono attivato al massimo delle mie capacità comunicative e ti ho messo in evidenza tutte le cose più belle che conoscevo. Cosi , come si fa con i fanciulli, ti ho insegnato col metodo della scrittura, spiegazione e figura. Ti ho i9nsegnato anche che, per una persona come me, chi segue le mie orme, deve avere i requisiti di non tradire i miei i miei principi. Gli ultimi fanno parte di me e sono me. Tu tradendo i miei insegnamenti, non hai tradito soltanto me, ma anche la più bella cosa esistente al mondo, cioè l’arte nell’integrità della sua parola. L’arte è esclusivamente etica e questa non ha certamente abitato nei tuoi ultimi comportamenti. Nei tuoi comportamenti ha abitato soltanto la voglia d’evasione, la noia di vivere con te stessa. Chi agisce così lo fa perchè è poca cosa, sei stata trascinata, ti sei lasciata trascinare ed hai trascinato verso l’oscenità. Anche questa volta, una banale figura volgare, antiestetica e stupida, per te, ha contato più di me. A te, per farti stare nelle regole prefissate dalla ragione, non è bastato neppure esternarti tutta la mia volontà, il mio bene e la riuscita d’aiutarti materialmente. Per contro, alla persona oscena, per trascinarti fuori dai miei insegnamenti, forse è bastata soltanto una semplice banale telefonata. Questa persona che di notte sogna il demone, ha fatto trionfare il male nei confronti del bene e tu sei stata sua complice appieno. Il risultato è stato quello di averti fatto perdere l’occasione d’avere una personalità propria, e di vivere i tuoi sogni più belli. Credi che ne è valsa la pena? Se così è, meriti ancora di più di quanto sia già avvenuto. Chi si allea con il demone perisce con lui. Il demone avvolte si trasforma in amico e ti fa credere di avere agito bene, anche quando è palese che non è così. Ha il potere anche di far perseverare negli errori. Siamo a Settembre del 2004, le margherite gialle sono fiorite come prima ed io come ti accolsi fra le mie braccia allora, ora, per colpa del demone, con il tuo ennesimo tradimento ai miei principi, costretto dall’impossibilità di guarirti, t’abbandono dentro al tuo pozzo che olezza di cadavere, di quello sperma putrefatto che non darà mai né vita né gloria che ti trascinerà verso la paralisi dell’intelligenza e del rispetto di te stessa e nell’infelicità Penso anche che questo ti farà morire senza uno scopo ben preciso. La tua anima, non avendo avuto luce nella vita, nella morte non sarà visibile, essa si disperderà nell’infimo luogo delle forze negative e verrà fagocitata dalla stupidità di chi, in vita l’ha posseduta non meritandola. Anch’essa sarà prima concime e poi semplice terra. Per quanto ho visto, rispetto a quando ti ho incontrata e riguardo alle cose materiali, per te le cose sono cambiate in meglio e di questo sono contento e orgoglioso, mi sento sereno d’avere ancora una volta regalato i miei frutti anche a chi non se li sarebbe meritati. Questo mi conforta e mi trattiene in alto soprattutto nei tuoi confronti. Ma riguardo alla spiritualità, vedo che ti lascio tale e quale come ti ho incontrata, sei ancora quella donna priva di personalità ed annoiata che, alla prima occasione tradisce i principi dell’uomo che dice di amare. Sono amareggiato e deluso, peggio di come lo ero nove anni fa, anche perché ho visto che non vale la pena d’aiutare e di voler bene più a nessuno. Sono amareggiato anche perché è quasi certo che non capirai il profondo significato di queste mie parole. E sarà come se io avessi fatto niente, sono anche sicuro che, talmente sei presa dal niente, che questa lettera la leggerai dopo aver governato i gatti, non prima. Settembre 2004 Lo scrivere per me è il dialogo più sentito e più elegante d’altre cose, ecco perché, quando non sono sicuro di essere riuscito a spiegarmi con parole, io scrivo. La scrittura, per me, è un dialogare con me stesso e un allenamento per l’intelletto. Mi preme di scrivere tutto in poche righe poiché e la sintesi il metodo più idoneo a farsi comprendere. Certo è che, devo anche tener conto di chi poi legge e a quale livello percettivo egli è. Ritengo il livello di chi leggerà questa lettera molto inferiore al contenuto che spiegherò, tuttavia, è mio dovere fare di tutto per farmi capire. Cara ex compagna di disavventure, ricordo che il nostro rapporto inizia con il fiorire delle margherite, di Settembre. Ora finisce con lo stesso colore che è il giallo. I proverbi non mentono mai: giallo amore in fallo. Settembre 1995. Allora come Socrate ero alla ricerca di me stesso, perduto in una folla di persone, dei quali, vedevo bene che le prospettive di vivere in collettività, per me, erano poche o punte. Anche in quel periodo c’è stato chi mi ha rubato i frutti, chi mi ha strappato le foglie, chi mi ha recidso i rami e c’è stato persino chi ha desiderato che tutta la io pianta seccasse nell’immediato. L’invidia era ujna caratteristica di molti. La situazione era assai pietosa. Da parte mia c’era soltanto un grande senso di pietà, ma anche di rabbia, riversa a quest’umanità che appariva trascurata dal Padreterno, non mi rimaneva altro da fare che prendere tutte le situazioni con ironia. Un grande ha detto che l’estetica salverà il mondo, l’ironia fa parte di questa. Quindi, niente di preoccupante. Ma avvolte anche uno come me si scoraggia, soprattutto quando vede che certi atteggiamenti negativi perseverano e fanno danno a tutte le cose delicate di questo mondo.. Tu non mi apparisti all’improvviso, ma non mi sorprendesti, perché, per vie intuitive, mi eri stata annunciata qualche tempo prima. Quando ti vidi per la prima volta non ti nascondo che provai una sensazione di disagio, di delusione: m’aspettavo di meglio. Mi apparivi come una donnetta vissuta, piccola di statura , rotonda nei lineamenti, volgare negli atteggiamenti e digiuna d’ogni forma psico-artistica. Tuttavia segui l’ordine che mi era stato da una voce sconosciuta poco prima d’incontrarti. Mi fu detto queste parole : colei che s’interesserà alle tue Romanze s’innamorerà di te fino alla morte e tu devi volergli bene, e se non ti piace, devi idealizzarla bella. A quest’ordine io obbedii, anche se nel mio intento e gusto, se m’aspettavo qualcosa, aspettavo di meglio. In più ricordo che eri portata di già a tradire i miei insegnamenti, a non percepire i pericoli. Per evitare questa sgradevole incapacità di percezione mi sono attivato al massimo delle mie capacità comunicative e ti ho messo in evidenza tutte le cose più belle che conoscevo. Cosi , come si fa con i fanciulli, ti ho insegnato col metodo della scrittura, spiegazione e figura. Ti ho i9nsegnato anche che, per una persona come me, chi segue le mie orme, deve avere i requisiti di non tradire i miei i miei principi. Gli ultimi fanno parte di me e sono me. Tu tradendo i miei insegnamenti, non hai tradito soltanto me, ma anche la più bella cosa esistente al mondo, cioè l’arte nell’integrità della sua parola. L’arte è esclusivamente etica e questa non ha certamente abitato nei tuoi ultimi comportamenti. Nei tuoi comportamenti ha abitato soltanto la voglia d’evasione, la noia di vivere con te stessa. Chi agisce così lo fa perchè è poca cosa, sei stata trascinata, ti sei lasciata trascinare ed hai trascinato verso l’oscenità. Anche questa volta, una banale figura volgare, antiestetica e stupida, per te, ha contato più di me. A te, per farti stare nelle regole prefissate dalla ragione, non è bastato neppure esternarti tutta la mia volontà, il mio bene e la riuscita d’aiutarti materialmente. Per contro, alla persona oscena, per trascinarti fuori dai miei insegnamenti, forse è bastata soltanto una semplice banale telefonata. Questa persona che di notte sogna il demone, ha fatto trionfare il male nei confronti del bene e tu sei stata sua complice appieno. Il risultato è stato quello di averti fatto perdere l’occasione d’avere una personalità propria, e di vivere i tuoi sogni più belli. Credi che ne è valsa la pena? Se così è, meriti ancora di più di quanto sia già avvenuto. Chi si allea con il demone perisce con lui. Il demone avvolte si trasforma in amico e ti fa credere di avere agito bene, anche quando è palese che non è così. Ha il potere anche di far perseverare negli errori. Siamo a Settembre del 2004, le margherite gialle sono fiorite come prima ed io come ti accolsi fra le mie braccia allora, ora, per colpa del demone, con il tuo ennesimo tradimento ai miei principi, costretto dall’impossibilità di guarirti, t’abbandono dentro al tuo pozzo che olezza di cadavere, di quello sperma putrefatto che non darà mai né vita né gloria che ti trascinerà verso la paralisi dell’intelligenza e del rispetto di te stessa e nell’infelicità Penso anche che questo ti farà morire senza uno scopo ben preciso. La tua anima, non avendo avuto luce nella vita, nella morte non sarà visibile, essa si disperderà nell’infimo luogo delle forze negative e verrà fagocitata dalla stupidità di chi, in vita l’ha posseduta non meritandola. Anch’essa sarà prima concime e poi semplice terra. Per quanto ho visto, rispetto a quando ti ho incontrata e riguardo alle cose materiali, per te le cose sono cambiate in meglio e di questo sono contento e orgoglioso, mi sento sereno d’avere ancora una volta regalato i miei frutti anche a chi non se li sarebbe meritati. Questo mi conforta e mi trattiene in alto soprattutto nei tuoi confronti. Ma riguardo alla spiritualità, vedo che ti lascio tale e quale come ti ho incontrata, sei ancora quella donna priva di personalità ed annoiata che, alla prima occasione tradisce i principi dell’uomo che dice di amare. Sono amareggiato e deluso, peggio di come lo ero nove anni fa, anche perché ho visto che non vale la pena d’aiutare e di voler bene più a nessuno. Sono amareggiato anche perché è quasi certo che non capirai il profondo significato di queste mie parole. E sarà come se io avessi fatto niente, sono anche sicuro che, talmente sei presa dal niente, che questa lettera la leggerai dopo aver governato i gatti, non prima. Preghiera a Caterina Cara “Catera Don Don”, ti ho incontrata tramite un misterioso evolversi d’eventi, con te trovavo la serenità del Cristo Risorto: era Lui che amavi più d’ogni altra cosa al mondo, ed era Lui che ti confortava nella tua disperazione che era derivata dal tuo orgoglio. Un orgoglio, il tuo, derivato dai più scontati casi della vita, quelli materiali. Il fatto d’aver lavorato una vita intera ed aver dato alla luce cinque figli (uno morto in tenerissima età) e il trovarti anziana e povera, t’intristiva e t’umiliava. T’intristiva anche il fatto di lasciare (come spesso dicevi) una “povera orfanella, cioè, vedevi il futuro di tua figlia Marianna in balia di un mondo crudele fatto d’imbrogli e di cattiverie, per questo, per lei,t’affidavi a me disperatamente. Per istinto avevi molta fiducia nella mia persona. E’ anche vero ch’io, apparentemente, facevo di tutto per non meritare questa tua fiducia , ma nonostante ciò, ce l’avevi senza che nessuno te l’avesse suggerita. Andavi per istinto e quando varcavo la soglia di casa tua, un’aura incolore ti trasformava il volto, eri felice per la mia presenza. Io m’ accorgevo che ti mancavo e durante le mie forzate, volute, o casuali assenze, cadevi nella tristezza, perchè ti pareva che trascurassi la tua “Mery”, ma quando t’apparivo davanti all’improvviso, il tuo cuore s’illuminava della luce più forte, contavi su di me, sulle mie stramberie, le quali t’impressionavano negativamente, ma poi t’accorgevi che queste si tramutavano in atti concreti per il tuo bene e quello di tua figlia. Tutto questo arricchiva il mio stato d’animo, e quanto vedevo la tua piccola figura, di “donnina”, camminare per la casa o nel marciapiede adiacente, io ero felice, quando di mattino aprivi la finestra per offrirmi il tuo caffè, sapevo che mi volevi dare un messaggio, era come se tu mi raccomandassi di stare vicino alla tua cara “Mery”: proteggi la mia piccola bambina anche dopo la mia morte, era questo che mi volevi dire! Io, questo lo davo per scontato e quindi, ritenevo vane le tue richieste. La vita di tutti noi è una cosa bella, un dono che il mistero ci ha voluto dare, ma vero è, che cammina in una perversa servitudine, verso le cose materiali, ed era questo che ti faceva cadere in depressione, fosti scissa fra la servitudine alle cose materiali e al Cristo. L’affetto che ho per tua “bambina”, parrebbe rientrare negli schemi di una vita sensibile: terrena. Ora che sei in cielo, cara “Catera”, sai benissimo che il sentimento che io avevo ed ho verso tua figlia non fa parte di questo. Quello che si può giudicare materiale e peccaminoso, per me, è più semplicemente un ricercare la conferma alle mie astrazioni e idealizzazioni vere ch’io rifletto su coloro che scelgo, e se da lei, queste saranno supportate in positivo, il mio sentimento non muterà nei suoi confronti, in me non morirà. Ti prego d’illuminare tua figlia e di fargli capire, ch’io è cosi che sono fatto: un uomo strano e strambo che piace al sesso femminile, e che vuole tutte le attenzioni verso di se per sentirsi vivo, per far sentire vivi coloro che gli stanno attorno e che lo stimolano ad essere artista, ma tua figlia Mery, per meritare questo, deve assolutamente rimanere quella ch’io ho incontrato tanti anni fa, cioè, una bambina. Se ti fa piacere che io scriva d’un altro mio sentimento, cara “Catera”, ti confermo, che quella “donnina”, che camminava sul marciapiede di casa e ora lo fa in cielo, che prima, alle sette del mattino, spesso m’offriva, dalla finestra della sua abitazione, il suo caffè e ora ha offerto tutta se stessa a Gesù Cristo; mi manca tantissimo, ma la sua presenza, anche se è invisibile ai miei occhi, la sento, lei s’aggira per la mia casa e sul marciapiede, come faceva prima, è leggera come il nulla ed è priva da sofferenze fisiche e morali, ella non ha più rancore verso il mondo terreno, perchè sa che questo è stato un progetto del nostro Signore e che anche quello che noi poveri viventi giudichiamo nel male terreno, è necessario per distinguere la luce di Dio dalle tenebre del satana. La tua piccola Mery cresce giorno per giorno, cara “Catera”, ma nel divenire adulta diventa sempre più intollerante verso il mio modo di fare e di dire, verso le mie stramberie: ti prego di suggerirla dalla tua dimensione, per far si che lei t’ascolti e che rimanga fanciulla per sempre, proprio come lo sei rimasta tu fino alla tua morte. Io ho già due splendidi figli e un nipotino che adoro, è mio desiderio, mantenere nell’affetto più grande che esista, anche la tua bambina “Mery. Situazione svoltasi il 01.Ott.1952 allaVilla del Calsolaro Costalpino Casegrandi Siena, dove sono nato, aSiena. Questa lettera è stata Scritta tramite reali avvenimenti e lucidi ricordi ricordi nel luglio del 2003. Luciano Bichi, che ha quattro anni e tre mesi, riflette sulla solitudine della propria situazione temporale, ma improvvisamente, tutto cambia, per via di un sassolino bianco che egli raccoglie nel suo bel giardino. Il Sassolino bianco Oggi Anna (mia sorella) è andata al suo primo giorno di scuola ed io, che sono più piccolo di lei, sono rimasto qui, a casa da solo. Neppure gli alberi che ho attorno s’accorgono della mia tristezza che proviene soprattutto dall’abitudine avuta fin’ora. Questa situazione, a poco a poco, si tramuta in angoscia e in paura, la mia fantasia, in un istante, mi trasporta in qualcosa d’apatico, mi da un senso di morte, per me sono morti tutti i periodi belli trascorsi con mia sorella, da soli, in quello stupendo giardino, formato artisticamente con fiori d’ogni specie, soprattutto margherite e gerani, ed è morta in me la sicurezza che quella figura mi dava e che m’escludeva d’ogni responsabilità; non mi sento più fanciullo e avverto il peso enorme dell’onere, che da ora in avanti, dovrei avere della mia persona. Da allora passano pochi minuti e ad un tratto avviene qualcosa d’inconsueto, m’accorgo che attorno a me ci sono altre persone, le più adulte, o vecchie, anzi, penso che loro sono dentro di me, e mi raccontano delle cose che non fanno parte di questo mondo, ed io mi pongo e mi diverto, in una sorta di timore reverenziale, ad ascoltarle, esse parlano in modo diverso da me, con altro linguaggio, tuttavia, io li capisco benissimo e sono attento a non perdere il loro contatto. Passo pochissimo tempo ed ormai non sono più solo, perché noto che c’è stata in me un’interferenza che mi ha spiegato che non posso permettermi d’esserlo, poiché sono accompagnato da tante, antiche, entità, quelle che ora sento dentro di me, che sono dentro di me, e che rappresentano le mie vite passate e, mentre nell’altro sistema di vita, dovrei affrontare la sofferenza ed anche la paura dell’unicità personale, nella mia nuova realtà, detengo la forza collettiva di un’infinità di personaggi, tutti importanti, che mi sorregge. Le persone che abitano dentro alla “fantasia” m’istruiscono e mi trastullano in una sorta di gioco infantile, mi fanno compagnia e mi danno consiglio di raccogliere quel sassolino bianco, che è lì per terra, nel giardino, in mezzo a tanto ghiaino, poi m’affermano che questo gioco ha la grazia di focalizzare un evento e, servirà per ricordare che la mia esistenza non è nient’altro che il proseguimento di ciò che questi prescelti hanno iniziato e continuato da tempi incommensurabili, e che ora abitano tutti dentro di me rimanendo ognuno nella sua epoca, e che da ora in poi, se io lo desidero, rivivranno nel mio periodo di vita terrena, in quello dove io dovrò continuare e migliorare ciò che loro hanno iniziato e proseguito per lunghissimo tempo, allo scopo di raggiungere un qualcosa che anch’essi non mi sanno dire, non hanno capito: danno a me il compito di scoprire questo mistero. Dopo questo dialogo paranormale, s’insinua in me, una responsabilità insostenibile, che però al tempo stesso m’ incoraggia, mi lusinga, mi gratifica e mi diverte; mi fa sentire diverso e più importante di tutti gli esseri di questo mondo. Una volta raccolto, guardo con estremo interesse questo sassolino bianco, che già si trova nella mia mano sinistra, e di fronte a questo sento dentro e fuori di me, una forza soprannaturale, che mi trascina in un auto promessa, devo essere sicuro, che da allora, ma anche quando sarò più grande e vecchio, com’Emilio (Emilio era un vecchio cieco e con un grande e gobbo naso che qualche volta sostava, seduto, di fronte alla gradinata di una villa nel “mio” giardino) quando riterrò di non essere all’altezza di determinare i miei, ma anche d’altri, problemi di grand’entità, per arrivare ad una buona soluzione, potrò entrare in contatto con questi miei e colti antenati, quelli che sono dentro di me, e dovrò cercare aiuto soltanto in questi spazi, perché è soltanto dentro la mia personalità che esiste il tipo di cultura che desidero, e la soluzione a tutti i problemi che m’invadono e che avrò nel trascorrere della mia esistenza Tutto questo, si svolgerà e si dovrà compiere nella mia dimensione, che non è paragonabile a quella degli altri miei coetanei, anche come pensiero artistico. Le donne che hanno una sensualità accentuata, sono quelle che m’interessano di più. Dal mio mondo artistico m’ispiro alle cose sublimi, da quello materialistico a tutto ciò che è bello. La tua “figura”, quando è trattata dall’interiorità, e che quindi s’abbellisce con orpelli scelti dal proprio carattere, mi trasporta nel sublime, potrebbe farmi generare delle vere opere d’arte, tuttavia, i miei sensi, si ribellano allorquando la tua figura trascende nel triviale, trasgredisce ai canoni più elementari della femminilità, quando questo avviene, essa perde ogni contenuto artistico s’inoltra nel mondo del banale e fa sì che, il tuo modo innato- molto sensuale- supportato dalla tua bella figura, si perda nei meandri del tutto uguale, nei più remoti modi, sbagliati e lesivi per le belle donne come sei tu. La bellezza effettiva deriva dal carattere di chi ce la ha, essa trasuma dalla dolcezza interiore della persona e s’esterna con infinite sfumature. Se una donna è già bella di suo, come lo sei tu, ha due scelte da fare: di rimanere banale, oppure divenire sublime a cospetto del mondo e d’un artista. Credo che queste mie convinzioni t’invitino ad indossare l’indumento, che ti dono, (una camicia da notte dell’ottocento) e che ti trascinano verso il mondo più bello e più vero, che è l’arte. La mia Arte, che non fa differenze fra creature che lavorano in attività culturali e quelle che fanno i panini, è attenta all’interiorità delle persone, e se ne vale il tempo occorrente, s’adopera per far capire l’importanza del carattere delle persone. M° Luciano Bichi
Il Logos non si cancella: La nostra battaglia per la verità e la memoria storica
Il sistema culturale contemporaneo ha trovato nel web un nuovo strumento per imporre il relativismo del Novecento ed escludere ciò che non si allinea alle sue regole preimpostate. La recente diatriba tra l’Associazione Culturale “Il Neo-Alluminismo di Luciano Bichi” e la piattaforma Wikipedia Italia è l’esatta dimostrazione di questa dinamica.
Il tentativo di oscurare e cancellare la storia del Movimento Alluminista Senese (M.A.S.) e l’attività del Maestro Luciano Bichi non è solo un fatto burocratico: è un attacco diretto all’identità e alla libertà dell’arte.
La violazione dell’Articolo 2 della Costituzione
La nostra azione, che si muove fermamente sia in sede civile che penale, si fonda su principi giuridici inviolabili. Wikipedia opera attraverso una struttura decentralizzata, schermandosi dietro l’anonimato di volontari nascosti. Tuttavia, nessuna piattaforma straniera può ritenersi al di sopra delle leggi dello Stato Italiano:
• Identità e Reputazione: L’Articolo 2 della Costituzione Italiana garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, inclusa l’identità personale e la memoria storica. La rimozione arbitraria di contenuti storici e documentati configura un discredito diffuso.
• Responsabilità della Piattaforma: La giurisprudenza riconosce la responsabilità per culpa in vigilando. Chi ospita e permette la cancellazione sistematica della realtà culturale, una volta formalmente diffidato, risponde direttamente del danno d’immagine causato.
• La Verità Diffusa: Il discredito che i censori digitali hanno tentato di gettare sul Movimento ha prodotto l’effetto opposto. La notizia si è diffusa nei circuiti informativi, rendendo evidente la natura strumentale di questa esclusione.
Una forza che supera la burocrazia
I moderatori digitali applicano algoritmi e codici rigidi per proteggere un sistema artistico basato sul vuoto e sul concetto fine a se stesso (quello stesso sistema smascherato dal celebre aneddoto del “puntino sulla tela”). Ma le regole burocratiche nulla possono contro una realtà artistica che attinge direttamente al piano del Logos e a dinamiche energetiche sottili.
Chi tenta di toccare o minimizzare l’opera del Maestro Bichi attiva forze di compensazione che sfuggono al controllo dei moderatori della rete. Il Neo-Alluminismo risponde alla censura informatica con l’evidenza della sua superiorità tecnica e spirituale: la luce impressa sulle nostre lastre d’alluminio non può essere spenta da un clic anonimo.
L’Associazione Culturale proseguirà la sua battaglia in ogni sede opportuna per difendere il diritto alla memoria, alla bellezza e alla verità storica.
ARTICOLI

Attualità Siena 2 nov 2017 — Luciano Bichi è un artista pluripremiato, considerato l’ideatore e inventore di quella tecnica definita da Gilberto Madioni ”Fusione Ottica”. https://www.oksiena.it/news/siena-stalloreggi-la-strada-degli-artisti-021117133833.html
Mostre: la sensualità delle donne di Luciano Bichi Si inaugura domani, venerdì 7 dicembre alle 17 in Palazzo Bastogi, l’esposizione dell’artista senese Luciano Bichi. Interviene il consigliere regionale Claudio Marignani 6 dicembre 2012 Firenze – Non una mostra di pittura, ma nemmeno di vera e propria incisione, quella que che si inaugura domani, venerdì 7 dicembre alle ore 17 al primo piano di Palazzo Bastogi (via Cavour 18 – Firenze), bensì una raccolta di opere realizzate da Luciano Bichi, noto artista senese, su lastre di alluminio con una tecnica chiamata “Fusione Ottica”. All’inaugurazione della mostra, intitolata “Ciclo sulla sensualità delle donne” interverrà il consigliere regionale Claudio Marignani. (lm) Responsabilità di contenuti, immagini e aggiornamenti a cura dell’Ufficio Stampa del Consiglio regionale della Toscana.

Sconfitto l’algoritmo: il Neo Alluminismo entra nella Rete globale
Data: 13 Luglio 2026 11:07
Dove reperire il testo “Il neo alluminismo di luciano bichi ed estetica globale”
LUENS, libri usati: https://libriusatitorino.it/product/neo-alluminismo-di-luciano-bichi-ed-estetica-globale/
Libri usati Torino https://libriusatitorino.it/?s=neo+alluminismo+di+luciano+bichi+ed+estetica+globale+
Il Neo Alluminismo di Luciano Bichi Associazione Culturale Artistica. SEDE: Via Di Stalloreggi, n.ri 14/16 – 53100 SIENA – Al Sig. Sindaco Dr. Maurizio CENNI Piazza Il Campo, n. 1 53100 SIENA OGETTO: Richiesta incarichi per eventuali mostre d’Artisti Senesi scomparsi nel XX Secolo. Come da accordi intercorsi con la S.V., s’inoltra rispettosa richiesta per ottenere i sott’indicati incarichi concernenti eventuali mostre (già in progetto di Codesta Amministrazione) d’Artisti Senesi scomparsi, che hanno operato a Siena nel XX Secolo: Incarichi richiesti dall’Associazione: 1 – Ricerca dei nomi e relative famiglie degli Artisti; 2 – Allestimento mostre; 3 – Servizi fotografici professionali. Allegati preventivi di spesa: n. 3. SIENA, lì 25 Febbraio 2002. La Presidente del Consiglio D’Amministrazione (Dott.ssa Elisabetta LAZZONI)




Catalogo del Servizio Bibliotecario Nazionale
https://opac.sbn.it/web/opacsbn/risultati-ricerca-avanzata#1783679447504
• Attestazione del rilievo istituzionale regionale – Documentazione ufficiale della mostra del Maestro Luciano Bichi tenutasi presso Palazzo Bastogi, sede del Consiglio Regionale della Toscana (ID Record: 17749).
Soci Fondatori dell’Associazione “Neo-Alluminismo” 1. Generale Sandro Celi ◦ CF: CLESDR39L07G482C ◦ Nato a Foligno (PG) il 07/07/1939 | Residente a Foligno, Via Gabrielli n. 38 B 2.
Dr. Enrico Tucci (Primario del reparto di Chemioterapia, Ospedale di Grosseto) ◦ CF: TCCNRC52R16F839B ◦ Nato a Napoli il 16/10/1952 | Residente a Siena, Vicolo di Tone n. 5 3.
Geom. Giulio Borghi (Imprenditore) ◦ CF: BRGGLI74P18I726G ◦ Nato a Siena il 18/09/1974 | Residente a Rapolano Terme, Via Roma n. 7 4. Sig. Mario Tozzi (Cavaliere della Repubblica Italiana, Artigiano) ◦ CF: TZZMRA35R15A461B ◦ Nato ad Asciano (SI) il 15/10/1935 | Residente ad Asciano, Via Grandi n. 19 A 5.
Arch. Enrico Casucci (Appaltatore, Consigliere) ◦ CF: CSCNRC46A11C608A ◦ Nato a Chianciano Terme (SI) l’11/01/1946 | Residente a Chianciano Terme, Via Adige n. 3 6. Sig.ra Elisabetta Lazzoni (Presidente Associazione) ◦ CF: LZZLBT62C45C608B ◦ Nata a Chianciano Terme (SI) il 05/03/1962 | Residente a Chianciano Terme, Via Adige n. 3 7. S
Sig. Giorgio Socciarello (Impiegato USL) ◦ CF: SCCGRG57H18C662U (Corretto: mancava la ‘G’ di Giorgio nel codice originale) ◦ Nato a Chiusi (SI) il 18/06/1957 | Residente a Chiusi, Via Largo Milano n. 1 8.
Dr. Aleandro Cavaglioni (Odontotecnico) ◦ CF: CVGLDR33T14I726W ◦ Nato a Siena il 14/02/1933 | Residente a Siena, Via Strozzi n. 10 9. Sig. Antonio Cosimo Saracino ◦ CF: SRCNTN50M16A514J (Corretto: nell’originale c’era ‘NNC’ al posto di ‘NTN’ per Antonio) ◦ Nato a Avetrana (TA) il 16/08/1950 | Residente a Siena, Strada delle Coste n. 66 10.
Sig. Fabio Minacci ◦ CF: MNCFBA48D02H911V (Corretto: la parte finale conteneva lettere al posto dei numeri del codice comune di San Giovanni d’Asso) ◦ Nato a San Giovanni d’Asso (SI) il 02/04/1948 | Residente a Torrenieri (SI) 11. Dr.ssa Marta Rossi De Luca ◦ CF: RSSMRT40H68I726O ◦ Nata a Siena il 28/06/1940 | Residente a Siena, Via XXIV Maggio n. 23 .
Ex Petra Floreat Popolus Neo Alluminismo di Luciano Bichi Associazione Culturale Artistica iscritta all’albo regionale delle associazioni di promozione sociale prot. N. 38348 decreto protocollo.n. 98348 del 14.06. 2007