1999: La storica Mozione contro i “Seguaci del Brutto” in Consiglio Comunale

Nell’Archivio Storico Ufficiale del Neo-Alluminismo riemerge un documento istituzionale fondamentale, datato 1999. Si tratta della Mozione Comunale ufficiale presentata a Siena dal Maestro Luciano Bichi, all’epoca Consigliere Comunale di opposizione (Forza Italia) e membro attivo della Commissione Cultura.Questo testo storico smaschera i meccanismi della partitocrazia e del relativismo estetico, ponendosi come pilastro politico della successiva nascita del movimento neolluminista.Il rifiuto della spartizione politica dell’ArteNella mozione, il Consigliere Bichi rigetta fermamente il tentativo della giunta di sinistra dell’epoca di giustificare le proprie scelte estetiche sostenendo di aver «preferito infrangere la cultura di sinistra con un’Arte di destra».Bichi chiarisce che la vera Bellezza è di tutti e non appartiene a una fazione politica. L’opposizione istituzionale non nasceva da un pregiudizio ideologico, ma dalla necessità di difendere l’identità artistica e il progresso morale della comunità cittadina dall’imposizione dispotica di opere d’arte incompiute e relativiste.La denuncia del Novecento nichilista: I “Seguaci del Brutto”Il documento sferra un attacco frontale alle correnti che hanno dominato il secolo scorso (avanguardie, razionalismo, funzionalismo e neo-realismo), definendole come una vera e propria dichiarazione di morte della bellezza. Bichi individua i tre padri di questa deriva culturale:Picasso nelle arti visiveSchönberg nella musicaJoyce nella letteraturaQuesti intellettuali vengono definiti “seguaci del brutto”. La mozione sottolinea come il sistema partitocratico abbia spacciato per “progresso” e “valore emancipativo della classe operaia” un’arte genialmente brutta, nichilista e decadente, riducendo la bellezza a un mero gesto anarchico di qualche isolato artista individuale.La difesa dell’egemonia culturale tramite l’oblioLa mozione denuncia il “giochino” politico dell’amministrazione comunale: utilizzare la cultura e l’arte per conservare la propria egemonia di potere, per poi nascondersi, di fronte al fallimento o al rifiuto delle opere da parte del popolo, «confidando nell’oblio e nel silenzio dei suoi pochi e deboli avversari».La richiesta formale: L’Arte e non il relativismo esteticoIl testo del 1999 si conclude con un formale impegno richiesto al Sindaco e alla Giunta: attivarsi affinché gli spazi e gli ambienti pubblici di Siena contengano l’Arte e non il relativismo estetico, permettendo alle istituzioni di esporre la realtà senza falsificarla.Questo documento d’archivio dimostra che la battaglia del Neo-Alluminismo e della Fusione Ottica contro lo scempio dell’arte concettuale (dalla “pera” di Tony Cragg fino alla recente scultura della Lupa di Alberto Inglesi a Fontebecci) non è una provocazione estemporanea. È una guerra di resistenza civile e culturale che dura da quasi trent’anni, combattuta da un uomo libero per fare in modo che la bellezza torni a essere una cosa seria, oggettiva e luminosa.

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