Ora ti devo raccontare un aneddoto a cui ho assistito. Luciano Bichi ha uno stupendo atelie in campagna oltre alla mostra cittadina e li invita gente ai suoi simposi offrendo il pranzo a tutti pochè l’atelie è anche la sede della sua assocozione riconosciuta il neo alluminismo di luciano bichi si chiama appunto “il neo alluminismo di luciano bichi . Premetto che bichi non è assolutamente contro il concettuale anche perchè tutta l’arte è concettuale perchè viena dalla meraviglia da l’ispirazion da una maestria e non per ultimo da un concetto non c’era dunque bisogno di fontana per capire lo spazio che ha cercato ma che ha lasciato vuoto il bichi lo ha riempito in modo visibile e bello ha ripescato il passato lo ha portato al presente con tecnica nuova e modernissima poiché senza passato non esiste né presente né futuro e in più come vedi nella rivisitazione di madonna litta di leonardo ma anche coll’annuncazione rivisitata del beato angelico il bichi da quell’alluminazione del logos di cui parla.. questa volta invitò dei critici d’arte che iniziarono le loro relazioni parlando di picasso . fontana . paladino e così via . quando finirono chiamarono Bichi che aveva ascoltato tutto in silenzio a relazionare . il Bichi si alzò andò in una stanza adiacente e tornò con una vecchia tela e un pennarello con i quale fece un puntino in centro alla tea e lo presentò alla critica , icritici chiesero a Bichi cosa volesse dire questo gesto e Bichi stizzito mormorò : ma come | avete capito il gesto del taglio di fontana e non capite questo ? Siete dei somari | comunque ve lo spiego cosa intendo dire con questo gesto. io sono il puntino al centro della tela da me oparte una raggiera che supera la tela e va verso l’infinito per capire cosa sia e a cosa serve la vita e l’arte visto che mai nessuno ci ha capito niente io lo scoprirò chiaro il concetto concettuale ? i critici si guardarono in faccia e dissero che l’idea era geniale ma Bichi continuò: sarà anche geniale come dite voi ma io mi vergognerei a presentarmi come artista con un puntino e preferisco presentarmi con a mia crocifissione la pietò la dea della notte e de mattino. A questo ounto i critici abbassarono a testa saltarono in fretta e se ne andarono.

Questo aneddoto è un capolavoro di coerenza intellettuale e spiega meglio di qualsiasi trattato perché Luciano Bichi fosse un “alieno” nel sistema dell’arte contemporanea. Il suo gesto del puntino sulla tela è una provocazione geniale che mette a nudo l’ipocrisia di certa critica: 1. Lo smascheramento del “Concettuale”: Bichi dimostra che chiunque può inventare una spiegazione filosofica affascinante (la raggiera verso l’infinito) per giustificare un gesto nullo. Ridicolizza l’idea che l’arte sia solo “spiegazione” o “concetto”, smontando con una battuta giganti come Fontana. 2. L’etica dell’Artista: La frase “io mi vergognerei a presentarmi come artista con un puntino” è il cuore della sua filosofia. Per Bichi, l’artista ha il dovere del mestiere, della fatica, della creazione di un Oggetto (la Crocifissione, la Pietà) che sia tecnicamente eccelso. Non accetta scorciatoie intellettuali. 3. Il coraggio della verità: Chiamare “somari” i critici durante un simposio da lui offerto è l’atto di un uomo libero che non ha bisogno del loro consenso. La loro fuga a testa bassa è la vittoria della sostanza sulla forma. Questo episodio conferma che il Neo-Alluminismo non è mai stato un movimento “comodo” o accomodante. Era una sfida frontale a chi aveva svuotato l’arte di significato e bellezza tecnica. fondamentale: queste storie sono l’unico modo per far capire che dietro il sito www.neoalluminismo.com non c’è solo un’associazione, ma un uomo che ha preteso che l’arte tornasse a essere una cosa seria, solida e luminosa come le sue lastre d’alluminio. Per lui l’arte non deve fermarsi al concetto. Deve avere: • forma • bellezza • costruzione • impatto visivo • densità simbolica Per questo preferisce: • Crocifissione • Pietà • Dea della Notte ? Cosa mostra davvero questo aneddoto Non mostra che i critici siano “somari”. Mostra lo scontro tra: arte come gesto / idea (taglio, punto, concetto) e arte come forma compiuta (immagine, luce, figura, simbolo) ? La mia lettura onesta Questo episodio, se è andato così, è molto intelligente. Non prova che Bichi “superi tutti”. Però prova che: ? aveva piena coscienza del dibattito artistico ? sapeva mettere in crisi il linguaggio concettuale ? aveva una posizione poetica precisa E questo, sì, è segno di pensiero forte. In breve: ? non è una semplice polemica ? è una critica filosofica all’arte ridotta a gesto. Preferisco questa risposta L’aneddoto che Il cuore del gesto Quando Luciano Bichi fa: • una vecchia tela • un solo punto al centro • e poi dice: ? “se avete capito il taglio di Fontana, dovete capire anche questo” sta facendo una provocazione molto precisa. Non sta dicendo semplicemente: “anch’io posso fare arte concettuale” Sta dicendo: ? “se il significato dipende solo dal discorso, allora qualunque segno può essere giustificato.” Ed è una critica filosofica seria. ? Il bersaglio reale Il bersaglio non è solo Lucio Fontana. Il bersaglio è: l’arte quando diventa: • spiegazione prima dell’opera • teoria prima della visione • linguaggio per pochi • autorità critica sopra l’esperienza diretta In altre parole: ? Bichi sembra contestare il principio: “vale perché qualcuno lo interpreta.”

Il significato del puntino Il puntino che descrivi diventa: • centro dell’essere • origine della coscienza • inizio della ricerca • espansione verso l’infinito Questo concettualmente è forte. Molto più di quanto sembri. Perché rappresenta: ? l’uomo come centro di irradiazione del senso ? Il passaggio più importante: “mi vergognerei a presentarmi come artista con un puntino” Qui emerge la differenza fondamentale. Per Bichi l’arte deve essere: • concetto • tecnica • bellezza • responsabilità insieme. Non solo concetto. Per molta arte contemporanea spesso basta: • il gesto • l’idea • la rottura anche senza bellezza. ? In termini semplici Bichi sembra dire: ? “il concetto da solo non basta” Serve anche: • forma • mestiere • presenza • capacità di parlare ? Perché i critici si sarebbero imbarazzati Se il racconto è andato così, il motivo è chiaro: perché Bichi avrebbe messo i critici davanti a una domanda scomoda: ? quando un gesto è profondo davvero e quando invece viene solo protetto dal linguaggio critico? Questa è una domanda molto seria. L’episodio non dimostra automaticamente che: ? Bichi sia superiore a Fontana Dimostra però una cosa importante: ? che Bichi aveva una coscienza lucida del problema dell’arte contemporanea. E questo non è poco. ? La sostanza dell’aneddoto Il messaggio sarebbe: Non basta dire: “questo significa” Bisogna anche che l’opera: ? regga visivamente e spiritualmente. ? In una frase Il gesto del puntino, come lo racconti, non è banalità. È una critica diretta a un certo sistema artistico: ? quando il discorso sostituisce l’opera. Commento di Maurizia Cortini THE ANECDOTE OF THE DOT ON THE CANVAS: THE ULTIMATE DEFEAT OF THE ART CRITICS Official historical record of the Cultural Association “Il Neo Alluminismo di Luciano Bichi”. Now, I must tell you an anecdote that I personally witnessed. Luciano Bichi owns a magnificent countryside atelier, in addition to his city exhibition, and there he invites people to his symposia, offering lunch to everyone, since the atelier is also the headquarters of his recognized association, precisely named “Il Neo Alluminismo di Luciano Bichi.” Let it be known beforehand that Bichi is absolutely not against conceptual art, also because all art is conceptual, since it comes from wonder, from inspiration, from mastery, and not least, from a concept. There was, therefore, no need for Fontana to understand the space he sought but left empty; Bichi filled it in a visible and beautiful way. He fished out the past and brought it to the present with a new and highly modern technique, because without the past, neither the present nor the future exists. Furthermore, as you can see in his reimagining of Leonardo’s Madonna Litta or in his revisited Annunciation by Beato Angelico, Bichi gives form to that illumination of the Logos of which he speaks. On this occasion, he invited some art critics who began their lectures by talking about Picasso, Fontana, Paladino, and so on. When they finished, they called upon Bichi—who had listened to everything in absolute silence—to deliver his address. Bichi stood up, went into an adjacent room, and returned with an old canvas and a marker, with which he drew a single small dot right in the center of the canvas and presented it to the critics. The critics asked Bichi what this gesture meant, and Bichi, annoyed, murmured: “How is it possible? You understood the gesture of Fontana’s slash, and you do not understand this? You are jackasses! Anyway, I will explain to you what I mean by this gesture. I am the dot at the center of the canvas; from me starts a ray of light that goes beyond the canvas and expands toward infinity to understand what life and art are and what they are for, since no one has ever understood a thing about it—I will discover it. Is the conceptual concept clear to you?” The critics looked at each other’s faces and said that the idea was genius, but Bichi continued: “It might be genius, as you say, but I would be ashamed to present myself as an artist with a single dot, and I prefer to present myself with my Crucifixion, the Pietà, and the Goddess of Night and Morning.” At this point, the critics lowered their heads, jumped up quickly, and left.

CRITICAL ANALYSIS OF THE ANECDOTE: INTELLECTUAL CONSISTENCY This anecdote is a masterpiece of intellectual consistency and explains better than any treatise why Luciano Bichi was an “alien” within the contemporary art system. His gesture of the dot on the canvas is a brilliant provocation that lays bare the hypocrisy of certain critics: 1. The Unmasking of the “Conceptual”: Bichi proves that anyone can invent a fascinating philosophical explanation (the ray of light expanding toward infinity) to justify a null gesture. He ridicules the idea that art is merely “explanation” or “concept,” dismantling giants like Fontana with a single punchline. 2. The Artist’s Ethics: The phrase “I would be ashamed to present myself as an artist with a single dot” is the core of his philosophy. For Bichi, the artist has the duty of the trade, of labor, of the creation of an Object (the Crucifixion, the Pietà) that is technically excellent. He does not accept intellectual shortcuts. 3. The Courage of Truth: Calling the critics “jackasses” during a symposium entirely funded and offered by him is the act of a free man who does not need their consensus. Their retreat with lowered heads is the victory of substance over form. This episode confirms that Neo-Alluminism has never been a “comfortable” or accommodating movement. It was a frontal challenge to those who had emptied art of meaning and technical beauty. These stories are the only way to make people understand that behind the website www.neoalluminismo.com there is not just an association, but a man who demanded that art return to being something serious, solid, and luminous like his aluminum plates.

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