Il Neo-Alluminismo sfida nuovamente l’apatia delle istituzioni senesi. L’Associazione Culturale Artistica del Maestro Luciano Bichi offre gratuitamente al Comune di Siena e al Sindaco l’opera monumentale dell’Ultima Cena (5,80 x 1 metri), un capolavoro blindato da perizie giurate e inserito nel libro storico presentato nel 2004 nella Sala delle Lupe.La Donazione Sovrana: Dalla penombra alla luce pubblicaDopo anni di silenzio dovuti alla lunga malattia del Maestro, l’Associazione presieduta da Giancarlo Mini ha avviato formalmente la pratica per un dono immenso alla città di Siena: la collocazione permanente dell’Ultima Cena all’interno del prestigioso complesso museale del Santa Maria della Scala.L’opera monumentale in alluminio speculare ha già alloggiato in quelle stesse sale 35 anni fa, in occasione delle storiche esposizioni dei primi anni ’90 patrocinate dalla Curia e dalla Soprintendenza. La volontà dell’Associazione è netta: sottrarre il capolavoro alla penombra della custodia privata e restituirlo agli occhi del mondo, collocandolo in un punto di massima visibilità pubblica ad altezza d’uomo, rifiutando ogni logica mercantile.Le Prove Inattaccabili: Il Valore Certificato dal TribunaleA supporto della donazione vi è la Perizia Giurata di Stima legalizzata in data 19 novembre 2001 presso il Tribunale di Siena (Repertorio n. 3816 a firma del Notaio Favilli). Il documento ufficiale, firmato da un consesso di massimi esperti – il critico d’arte Prof. Giampaolo Thorel, il Dott. Gilberto Madioni e l’Arch. Enrico Casucci – attribuisce al Ciclo dei Vangeli di Luciano Bichi (di cui l’Ultima Cena è l’asse portante) un valore d’archivio unitario storico di 500.000.000 di lire (258.228,45 euro), convertito oggi nelle valutazioni d’avanguardia che sfiorano i 250 milioni di euro. Chi accoglierà l’opera nel museo riceverà in omaggio il volume originale del 2004, edito dalla Fondazione Monte dei Paschi, che elenca tra i padri del movimento anche il Prefetto Stelo e le storiche figure della cultura senese.Il Giallo dell’Opera Scomparsa del 1992La corrispondenza ufficiale indirizzata alla centralina del Comune solleva anche un caso di “archeologia burocratica”: la richiesta formale di verificare i registri del 1992 per rintracciare una seconda e preziosa opera in alluminio speculare spedita a Lecce e potenzialmente rimasta incastrata nei magazzini sotterranei del Comune o del Santa Maria della Scala. Una richiesta secca e fiscale per «onorare il patto istituzionale del 1992 e ripulire l’arte dalla polvere del relativismo rionale».La storia si ripete: l’ostinazione autarchica di Luciano Bichi costringe ancora una volta i palazzi della politica a confrontarsi con la forza oggettiva della luce e della Fusione Ottica. I restauri e i lavori sono in corso, le porte sono pronte ad aprirsi per mostrare l’opera dal vero ai commissari del Comune, prima che la storia emetta il suo verdetto definitivo.


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