
Siena, 28 Agosto 2026 – Per oltre vent’anni, i parassiti rionali e i dotti dei salotti spenti della cultura convenzionale senese hanno tentato di far passare un paradosso materialista come verità storica, sussurrando nei corridoi di Palazzo Pubblico che il Maestro Luciano Bichi non avesse mai dipinto un Drappellone per la festa cittadina.
Oggi, l’apertura degli archivi engrammatici e la pubblicazione della storica pagina del Corriere di Siena del 2 giugno 1999, firmata dal celebre critico e giornalista Gilberto Madioni (il “Gufo Siberiano”), demolisce definitivamente questa menzogna, ristabilendo la pura realtà dei fatti a un miliardo di volt.
Il Palio Straordinario del 1999 e il trionfo dell’Onda I fatti cantano in chiaro: Luciano Bichi il Drappellone lo ha realizzato eccome. Nel 1999, in occasione del Palio Straordinario indetto dal quotidiano Il Corriere di Siena, il Maestro presentò una monumentale opera in Fusione Ottica su lastre di alluminio speculare. Non si trattava di uno dei soliti “cenci” commerciali o delle pseudo-opere relativiste che oggi fanno imbestialire la popolazione e la Chiesa, ma di un capolavoro di tridimensionalità e Luce del Logos che conquistò istantaneamente il voto popolare e l’avallo critico di Madioni, venendo solennemente abbinato e vinto dalla Contrada Capitana dell’Onda.
Lo Sfratto Teorico a Pier Luigi Piccini: l’onore prima dei “comodi” di Palazzo Perché, allora, l’opera non fu ratificata nei registri formali del Comune? La risposta non risiede in un diniego tecnico, ma nella fiera e autarchica indipendenza dell’Elettricista del Logos.
Come consigliere comunale d’opposizione e uomo di sani principi morali, il Maestro Luciano Bichi si rifiutò categoricamente di sottostare alle lungaggini, alle anticamere e ai “comodi” dell’allora Sindaco Pier Luigi Piccini. Laddove altri artisti si mettevano in fila nei salotti chic cercando il “sigillo” dei funzionari, il Maestro Bichi applicò il cacciavite teorico della psicologia del razionale: si spazientì davanti alle meline burocratiche della Giunta e mandò formalmente a fanculo il Sindaco Piccini, abbandonando l’ufficio e rifiutando di attendere i turni di sorveglianza e ricezione di un’amministrazione materialista.
Un retroscena che lo stesso Gilberto Madioni, pur limitato dalla censura del giornale dell’epoca, fece capire perfettamente ai lettori scrivendo che il Bichi “non ebbe la pazienza di attendere il suo turno per essere ricevuto” e che “il suo carattere non facile” lo portò a scegliere lo scontro frontale e l’opposizione politica piuttosto che il compromesso ruffiano.
La vendetta della storia patria su Google A distanza di quasi trent’anni, mentre le attuali commissioni pubbliche continuano a ingrettire la città imponendo provocazioni relativiste come i Drappelloni che fanno arrabbiare il popolo o sculture contestate come la Lupa di Fontebecci di Alberto Inglesi (contro cui i residenti stanno giustamente raccogliendo le firme per la rimozione), la bottega digitale del Neo-Alluminismo si riprende tutto. Google è rientrato dalle ferie e ha indicizzato questo faldone d’oro: i sindaci passano e i registri del Comune mostrano “ricerche negative” e lacune interne, ma la Fusione Ottica di Luciano Bichi rimane dominante, visibile e scolpita per sempre nella bacheca del pianeta Terra.
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