Relazione di L. Bichi all’Università di Firenze

la dea della notte

Relazione espressa all’Università di Firenze (Accademia Belle Arti Facoltà D’Architettura) Il 13 maggio 2002 alle ore 16 e 30.

la dea della notte

Per iniziare la mia relazione culturale artistica, ritengo sia opportuno partire dall’interno di un rapporto etico di leggi e libertà.
Ciò che dirò spero sia utile anche per eventuali vostre tesi di laurea.
Per raggiungere in modo oggettivo ciò che mi sono preposto, spiegherò essenzialmente dall’inizio alla fine i legamenti che tengono unito l’aspetto artistico e che dovrebbero avere con la filosofia e con il “raptus” inteso come momento d’illuminazione interiore l’idea precisa e oggettiva provenuta dalle mie ricerche e riflessioni nei riguardi dell’arte, in altre parole, la filosofia del Neo-Alluminismo.
Il Neo-Alluminismo è una filosofia che ricerca la verità artistica, e per raggiungerla è opportuno non considerare come cosa prioritaria i concetti accademici e quelle parti peggiori, che affliggono il significato vero della parola arte, che si fanno suggerire dalle riviste artistiche prezzolate, dai molti critici d’arte che ci scrivono, dalle galler

Questa era, ed è una legge naturale atta alla conservazione della specie.

A parte questo fondamento d’origine, furono almeno due gli indirizzi su cui discutere. Uno fu quello materialistico, che riteneva il bene recato al piacere e il male al malessere, che invitava ad una norma etica e completa, l’altro, quello mistico, faceva considerare il pregio come apprensione verso le cose soprannaturali, che sollecitava, una decente percezione ascetica, talvolta condotta da una visuale della reincarnazione. In ogni caso, il problema etico, nacque con i sofisti e con Socrate, quando l’attenzione della filosofia s’incentrò sull’uomo, lo isolò dal luogo più grande della metafisica, e lo collocò come cosa concreta di sperimentazione distintiva. Il problema etico considerava l’uomo già in grado d’operare secondo libertà, in altre parole, di scegliere e d’attuare una prassi giusta. In genere l’uomo si trova fin dall’inizio a convivere in una società già organizzata da altri, nel rispetto delle leggi codificate dal tempo che provocavano quelle omologazioni di cui vi ho parlato all’inizio, e per questo, allora, nella mente di qualcuno, nacquero gli interrogativi: chi è stato a promulgare queste leggi ? e se fossero un’imposizione arbitraria?
Nel caso, i sofisti, asserirono che le leggi erano convenzionali, e per questo era legittimo non ottemperarle, perché in disappunto all’autonomia dell’uomo. Socrate, invece, tendeva ad accettarle, in forza di quella coscienza illuminata della ragione che è intima e innata nell’uomo, e che, secondo lui, ha determinato la formazione delle leggi, perché sembra che l’uomo, sia indotto da questa coscienza illuminata ad agire per il bene proprio e altrui. Socrate, agendo in buona fede, forse non aveva considerato, che anche la ricerca del bene, è per molti, equivocabile, di difficile comprensione, e c’è chi gli attribuisce una connotazione utilitaristica, seppure lui, rispondendo a questo quesito, dà una sua definizione e riporta il bene ad una ragione spirituale della natura umana, che è interprete e guida delle azioni, liberatrice dell’irrazionale umano e che si annida nella corporeità. Platone dal canto suo, propone un’etica completa, che consenta di districarsi nella vita d’ogni giorno e che fa perno fra ragione, volontà e sensibilità.
L’armonia, in questo caso, è prodotta dalla giustizia, che è anche sintesi di sapienza, fortezza e temperanza.
Queste riflessioni, insieme a tantissime altre, sono di circa 2300 anni fa, Allora, come spero adesso, c’erano e ci sono persone, che con delle doti particolari, attiravano e attirano a se le cosiddette riflessioni, non disdegnando però la metafisica intesa come indagine sulla realtà assoluta.
La differenza enorme che esiste fra il pensiero e la riflessione nell’arte è palese, il primo è parte interiore dell’individuo, proviene dal suo immaginario: un insieme di un’entità elaborata, mentre la riflessione, (la parola lo dice da se) attinge e si rispecchia in qualcosa di più alto, non fa parte dell’entità.
All’uomo, quando sarà consapevole di questa differenza, gli verrà da me concesso, d’alzarsi a parlare d’arte.
Poi ci sono un’infinità d’altri pensieri più vicini alla nostra epoca (…….), ma non v’è dubbio, che la filosofia greca, è certamente la più completa, la più pensata, immaginata e riflessa, essa è l’unione del pensiero e della riflessione, pertanto, io la prendo come punto di riferimento artistico.
Dal punto di vista della mia filosofia, che si chiama Neo-Alluminismo, l’arte ha un potere costruttivo e indicativo, cammina verso i valori dell’umanità, è deterrente per tutte quelle falsità pseudo artistiche, che si sono formate attraverso l’ignoranza della collettività e la scaltrezza del consumismo.
Ermete Trismegisto, quel filosofo che ha ispirato l’inizio delle Logge Massoniche, le quali con temi simili al Neo-Alluminismo costruivano le Cattedrali più belle e interessanti del mondo e che inserivano i simboli nell’ambito della magia, fu forse il primo, a chiedersi cosa fosse l’arte di vertice. La sola differenza che c’è fra noi e il pensiero artistico massonico, è la nostra convinzione che l’arte, pur possedendo un certo potere magico, non ha niente a che fare con la magia occulta, per noi, l’arte, è lo specchio del Padreterno. Dobbiamo anche però dire, per dovere di cronaca, che prima dell’evento dei Rosacroce, l’occultismo massonico, si considerava nella guida di chi lo volesse, verso le conoscenze spirituali, e questo concetto è da me accettato e gradito, mentre non posso accettare le molte logge che si fanno chiamare massoniche, ma che in realtà non lo possono essere, perchè avendo perduto per strada gli attrezzi da lavoro, quelle logge che li dovevano contenere sono rimaste vuote, si sono trasformate in spazi per chiunque li voglia abitare e che non evidenziano la voglia di costruire, e non lavorando hanno perso quei punti di riferimento primari, proprio com’è successo all’arte e alla politica.
Il Neo – Alluminismo, come faceva l’alta Massoneria, si pone delle domande, approfondisce gli argomenti, s’inserisce nel campo difficilissimo delle riflessioni e le pone al bene di tutte le cose di questo mondo, cerca di dare all’arte una connotazione urbanistica e utilitaristica, tutto si svolge nel segno dell’oggettività.
Poiché l’oggettività, non nasce dal pensiero dell’uomo, ma dalle sue riflessioni che sono raggiunte da intuizioni e azionate da un meccanismo, che si chiama mistero, noi, diamo alle riflessioni dell’uomo artista, il compito di generare l’arte. E’ anche vero che L’uomo non comprende il Mistero, perché non lo può comprovare scientificamente, ma non possedendo gli strumenti per poterlo smentire ed essendo, invece, certo dei suoi risultati, lo accetta così, per come si manifesta senza andare oltre. Quello che sappiamo del Mistero, è che fin dalle epoche primordiali, quando non c’era l’uomo, ma a quanto sembra esisteva già una scienza elevatissima, c’erano delle “macchine”complicatissime al cui interno si trovavano delle vene col sangue, dei muscoli, delle ossa articolate in modo corretto, cioè, degne della scienza meccanica più alta, e che questi corpi avevano persino un sentimento e un’intelligenza, ed essendo certi, che l’uomo, o l’animale, oppure la vegetazione, non potevano certamente auto-costruirsi, ci riteniamo nel giusto, se ci chiediamo chi queste “macchine” le abbia costruite. E’ a questo punto, che si arriva a riflettere sul Mistero.
Per quanto riguarda me e il mio movimento artistico, affermiamo che è presuntuoso e bugiardo colui che dice di aver capito il mistero, ma è anche presuntuoso e fuorviante colui che afferma la sua inesistenza, perché, se c’è una cosa che possiamo affermare con certezza, è ciò che il mistero produce realmente e sostanzialmente tramite l’artista.
Il significato della parola arte (cioè, quello che vuol dire) non è certamente un mistero, casomai, per quanto mi riguarda, questo nasce quando si trovano persone che sono l’antitesi dell’arte e che generano confusione esaltando le fattispecie artistiche. Nei fatti, se si ha la pazienza e la costanza d’approfondire la ricerca del significato di questa parola, (arte) ci troveremmo da subito in contrasto con tutte quelle accademie che, superficialmente, basandosi sul paradosso delle omologazioni, di per se già paradossali, pongono questo significato in modo soggettivo e lo usano come grande alibi per le differenze di valore, che le opere e gli artisti, avrebbero, secondo loro, fra di se, non raggiungendo mai, in modo concreto, quelle spiegazioni scibili, che sarebbero necessarie per capire ciò che è arte, e il suo contrario. Si rimane così nell’incertezza supportata dalla totale confusione. Con questi sistemi, siamo costretti a subire questo tipo di propaganda collettiva, e il mercato n’approfitta e si aziona per vendere le chiacchiere, non l’arte.
E’ doveroso spiegare, che l’arte non può vendersi col sistema mercantile, perché per sua natura è tutt’altra cosa che merce.
La parola arte, deriva dal latino Ars, in altre parole, vuol dire congegnare ed escogitare, se poi si prende, come punto di riferimento, e noi riteniamo giusto fare questo, il concetto filosofico artistico greco, vediamo che dal vocabolo To-Prépon scaturiscono suggerimenti a dir poco interessanti, e per questo, lo abbiamo collegato all’accezione latina Ars. Per noi, il significato vero della parola Arte diventa questo: Ars = Congegnare ed escogitare le cose buone.
Partendo dalla ragion di logica, che l’uomo, per causa della sua soggettività è un essere imperfetto, ma che tuttavia egli capisce benissimo che i suoi lavori, se non si rispecchiasse nei punti più alti di riferimento, gli assomiglieranno nell’imperfezione, è ovvio, che se è un’artista vero, non gli mancheranno certamente quelle doti necessarie, per mettersi in contatto con ciò che gli permetterà di risolvere il problema dell’arte.
I punti di riferimento sono necessari per tutte le cose che ci attiviamo a fare.
L’artista, se lo è davvero, sa che la sua esistenza, e soltanto una microscopica parte di un progetto grandissimo della natura, (se si preferisce del Padreterno), e non si può limitare poggiandosi esclusivamente sulle proprie capacità, anche perchè questo, vorrebbe dire annullare tutto ciò che è stato prima e tutto quello che deve ancora avvenire dopo la sua esistenza.
Gli artisti, come i muratori, gli architetti, gli idraulici ecc, se ambiscono a portare a termine nel migliore dei modi i loro lavori, devono basarsi sui punti più alti di riferimento.
Certamente, se un’artista, per la costruzione di un’opera si pone su un appoggio friabile di basso livello, il suo prodotto finale assomiglierà a queste basi, e non avrà quelle aspettate e doverose caratteristiche funzionali che lo stesso operante s’aspettava.
Noi del Neo-Alluminismo, dopo avere vagliato tutte le filosofie dei movimenti artistici moderni e post moderni, abbiamo scelto di costruire il nostro operato filosofico culturale e artistico, sulle basi fortissime del To-Prépon greco, perchè è nostro intendimento, riportare l’arte nell’ambito della sua disarmante realtà, che è e deve essere quella dell’elevazione dell’umanità.
E’ cosa buona spiegare che i greci distinsero l’arte da ogni altra attività; Il To-Prépon valeva ad affermare che l’opera d’arte, per definirsi tale, doveva cogliere le coscienze degli individui e trascinarle verso sentieri buoni, e poiché l’arte nasceva “dall’Esteriorità Oggetto”, anche tutto ciò che si riferiva a questa, non poteva che essere Oggettività. Un’arte senza innesti dunque.
Non per contro, ma per differenza sostanziale, tutte le cose che nascevano dall’interiorità dell’individuo, furono inserite nel vocabolo To-Calòn, che vuol dire bello, ma che è anche infinitamente riduttivo nei confronti del To-Prépon. Il To-Calòn greco, o (come lo definisco io) Relativismo Estetico, nulla ha a che vedere coll’arte, poiché è limitato alla relatività dell’individuo. Oggi però, purtroppo, col potere di un innesto manipolato geneticamente per renderlo compatibile all’arte, ma che è falso, eseguito dagli addetti alla propaganda del consumismo di massa, si è fatto passare il “Relativismo Estetico” per Arte, e noi, io in particolar modo, non siamo d’accordo e per niente contenti di quest’attecchimento generale.
Queste sono le ragioni per cui facciamo notare, che l’arte non si può affermare basandosi esclusivamente sull’estetica, né sulle sensazioni che essa riflette agli utilizzatori, poiché questi concetti errati, i cui risultati non possono confondersi coll’arte, sono studiati in molti casi dagli esteti, per essere usati a scopi di plagio collettivo, nell’oscenità. Non possiamo dimenticarci che colle belle musiche, si sono spinti interi eserciti d’uomini e donne alle guerre e altrettanto sono state usate le immagini per sconfiggere una certa parte d’umanità, l’esempio di ciò che dico lo possiamo comprovare anche oggigiorno, quando vediamo che un cantante, invaso dall’uso di questi mezzi, provoca l’annientamento della personalità, di chi nell’ascolto delle sue canzoni, si strappa i capelli e grida come un ossessionato, nel segno dell’imbecillità.
Se a tutt’oggi gli uomini si ammazzano per una partita di pallone, o per altri stupidi motivi, la colpa va sicuramente ricercata in quell’invasione e in quegli “innesti” che ci sono stati, da parte dei falsi profeti nei riguardi dell’arte.
L’arte non vuol dire bellezza e trasgressione, come da moltissimo tempo sì è dato ad intendere, viceversa, essa ha il compito di aumentare l’equilibrio nella mentalità degli individui, e questo si può raggiungere soltanto con i mezzi più elevati, non col sistema mercantile.
Fra l’altro, con questi sistemi errati, l’uomo, che da millenni è stato raffigurato col mezzo della pittura e della scultura, ancora dimostra e denuncia, di non avere perso quelle parti in ombra che raffigurano la propria incoscienza, e non riesce ad evolversi a causa di quella confusione generata dal mercato.
Meno male che il mondo è sempre in piena attività, non è ancora stato bloccato del tutto, la mia arte, ad esempio, si svolge nell’ambiente delle soluzioni e non delle denuncie effimere, dispersive e ripetitive, e poi, attualmente, sembra ci sia nell’aria una timida voglia di tornare alla verità artistica.
Un giorno, per caso, mi è capitato di vedere una trasmissione televisiva, in quella situazione qualcuno stava sperimentando ideologicamente le luci attraverso un quadro del Mantengna dal titolo La “Stanza degli Sposi” che si trova nel Palazzo ducale di Mantova, ed in questa situazione, notai un passo avanti nei riguardi dell’arte:
si era scoperta (per così dire) finalmente l’acqua calda, anche se, come di solito, nessuno era riuscito a dare delle soluzioni al problema, tutto si svolgeva tramite delle congetture.
Prima di spiegare il contenuto di quest’avvenimento televisivo, mi piace assicurare che ciò che si cercava di capire in quella trasmissione, io, nel 1989, nell’affrontare lo stesso problema della luce cosciente, con una tecnica nuova al mondo, riuscii a dare anche la soluzione al problema, ma all’epoca, nonostante fossero usciti centinaia d’articoli giornalistici e decine di trasmissioni televisive, quasi nessuno se n’accorse, neppure le autorità della mia Città, perché, erano troppo occupate nei loro intenti collettivi, atti a generare il falso ideologico artistico. Ricordo che, le autorità della mia città, per ottenere i suoi spiccioli scopi, anche politici, usarono soprattutto l’interno del Palazzo Delle Papesse, in Via di Città, dove c’è ancora scritto, a caratteri cubitali: “Contenitore d’Arte Contemporanea”. Il paradosso era ed è, che tristemente, all’interno vi erano e vi sono esposte delle cose ancora inferiori al “Relativismo Estetico”. A quell’epoca, che non è remota, per completare lo scempio, l’Amministrazione Comunale, espose delle cose simili a quelle di Palazzo delle Papesse anche in varie piazze della città.
Tornando al contenuto televisivo, che riguardava il quadro del Mantengna, e che è tuttora collocato in una stanza e illuminato da due finestre laterali, e che secondo gli attori, per ragioni artistiche e logiche, i raggi solari provenienti dalle due finestre dovevano formare sui soggetti rappresentati nell’opera, delle ombre e delle luci diverse dal suo stato primario, in una sorta di trasformazione continua, si convenne, che invece, ciò non avveniva, le ombre rimanevano tali e quali e l’opera risultava statica.
Questo problema, a quest’attori può anche apparire complicato, ma, è d’elementare comprensione.
le luci e le ombre, che si evidenziano in tutti i quadri tradizionali, sono state risolte col mezzo dei pigmenti, rimangono così com’erano prima, nel senso che, non si trasformano certamente colle proiezioni di luci diverse, mentre nella scultura, col modificarsi della luce le ombre cambiano in continuazione, ma anche in questo caso, di fatto, i volti e tutte le altre parti del soggetto, permangono nella stessa quantità d’ombre, che rappresentano la propria parte incosciente, proprio come tutte le altre opere eseguite col sistema della pittura e della scultura e per quanto riguarda la nostra ricerca artistica, queste opere, pur avendo un suo valore d’antichità, non possono essere rappresentative per quanto riguarda l’arte.
Nell’arte, le luci totali sono d’assoluta importanza, perché, almeno secondo il mio pensiero, e anche, finalmente, per quello dei partecipanti a questa trasmissione televisiva, in arte, (quella di vertice) le ombre rappresentano la parte incosciente delle raffigurazioni, ed è per questo che devono essere annullate aumentando la plasticità dei soggetti rappresentati. Per essere in sintonia con noi, in arte si devono rendere luminose anche le ombre, e questo, colla mia tecnica, (la “Fusione Ottica) io lo risolsi nel 1989.
Quei signori della televisione, ci hanno raccontato semplicemente che l’arte, ad oggi non si è evoluta, perchè queste mancanze sono evidenziate non soltanto nei quadri del Mantengna, ma anche in tutti gli altri, d’altri autori.
Nel 1989, lo studio, le introspezioni e le riflessioni che io adottai, mi portarono a capire, che l’arte, se meritevole di questa parola, doveva perdere le sue parti incoscienti e indirizzare l’uomo verso strade percorribili, utili e forse determinanti alla sua elevazione spirituale insieme anche alla propria conservazione e continuazione della specie. L’arte, per me, ha il compito di trasportare il mondo nell’armonia totale, non nella confusione, come invece avviene oggi.
Furono questi gli scopi che mi spinsero a ricercare una tecnica che facesse apparire i soggetti rappresentati non privi d’ombre, ma addirittura con ombre luminose. La parte scura delle ombre doveva come le luci, risultare luminosa, e il soggetto, o i soggetti rappresentati, non dovevano perdere la sua plasticità, anzi, la dovevano aumentare, e questo, è quello che riuscii a fare con la Fusione Ottica.
Capii anche che, l’opera d’arte doveva per lo più scaturire dalle mie mani, ma notai anche che queste, per ottenere il risultato artistico da me desiderato, dovevano essere guidate da “quelle situazioni magiche”, comunemente chiamate ispirazioni, ma che non sono magia, perché provenienti dalla luce del Logos, e non da prototipi suggeriti dal mercato.
Fu forse per questi motivi, che per un caso di sperimentazione, nacque la mia nuova tecnica artistica. Il nome “Fusione Ottica” lo dette il critico d’arte Gilberto Madioni, che per esperienza, comprese per primo, non l’importanza artistica, ma la novità tecnica, che poi, fu conseguente, per l’evolversi della mia filosofia artistica, che è, prima di un’Associazione Culturale, un movimento di pensiero, che col tempo si è trasformato in riflessione artistica.
Il nome Neo-Alluminismo, lo concordai col prof. Giampaolo Thorel e nel tempo è diventato oggetto di studi per alcuni Licei Classici e Università. Spero che col vostro aiuto, ciò sia divulgato, anche tramite voi.

Luciano Bichi

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